… non è autobiografico ^_^

Molti mi chiedono se il mio libro “Una ragazza come me” è autobiografico.
La risposta e No, ma…

Il libro non è assolutamente autobiografico, ma è innegabile che tante cose che prova Clara (la protagonista) le ho provate anch’io. Non ho voluto assolutamente fare un libro denuncia, ma un racconto leggero, come quelli che piacciono a me, sia da leggere che da scrivere. Anche se è innegabile che una leggera rabbia mi assale ogni qual volta penso al trattamento subito e all’etichetta che ancora, purtroppo, a volte, mi sento addosso.

Una ragazza come me, è una ragazza come tante, nulla di speciale, ma nemmeno una nullità incapace e svogliata, ma semplicemente dislessica.

Vi riporto la risposto che ho dato a una domanda analoga. L’ intervista mi è stata gentilmente fatta tempo fa’.

Domanda:

Quanto di personale c’è in “Una ragazza come me”, ti va di parlarcene?

Risposta:

“C’è tanto e poco.
Ovviamente tanti sentimenti di Clara sono ricordi di ciò che provavo io: la frustrazione, la voglia di riuscire e la triste consapevolezza che nonostante i continui tentativi le cose non andavano mai come volevo. La chiusura in se stessi e l’auto-isolamento, parlando ovviamente nell’ambito scolastico. Al di fuori io avevo amicizie e avevo dei genitori che mi amavano e non mi facevano sentire inadeguata. In famiglia ero aperta e chiacchierona. Anche se, nonostante l’affetto, quando ripenso alla mia infanzia ho sempre una nota amara dentro di me.
Come faccio dire ai ragazzi nel mio racconto: mi sento defraudata di quello che avrei potuto essere e di quello che avrei potuto fare, se avessi avuto gli strumenti per imparare come gli altri e non avessi perso per tanti anni l’autostima di me stessa. Riacquistata da grande, ma con un continuo sentore della presenza dell’insicurezza che rimane in agguato, pronta ad assalirmi in ogni momento. Anche adesso mentre rispondo a queste domante.
Immagino che non sia facile comprendere e spero che attraverso il racconto di Clara possa trasparire un poco di quello che un dislessico può provare.”

Aggiungo inoltre che Magari avessi trovato un professore (o chi per esso) e che prendendomi per mano mi avesse fatto capire ciò che ho compreso solo tanti anni dopo, da sola ^_^

P.s.: ecco anche il link dell’articolo Scoprirmi dislessica dove parlo un po’ di più di come mi sono capita e come ho iniziato a perdonarmi…

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37 pensieri su “… non è autobiografico ^_^

  1. Mia cara tu non hai proprio niente da farti perdonare! Semmai è il resto del mondo che deve scusarsi con te per non averti saputo capire. Sono gli altri con i loro giudizi che fanno sentire le persone “diverse” o “inadeguate”. Ti faccio un esempio che può sembrare stupido ma che non lo è per niente. Anni fa ho avuto come studentessa una ragazza dell’India. All’inizio era molto brava e studiosa, poi, poco a poco, il suo rendimento e la sua attenzione andavano calando, insieme al suo peso. Ho subito pensato che fosse ammalata e allora l’ho presa da parte e le ho chiesto spiegazioni. Sai cosa mi ha risposto? Che lei in India era considerata una bella ragazza, mentre qui è considerata grassa ( e ti assicuro che era appena rotondetta e per questo molto carina)! Come ha messo piede in Italia ha visto sulle riviste, in televisione, per le strade tutte ragazze scheletricamente uguali, e sentiva i loro occhi accusatori sui suoi fianchi sentendosi terribilmente inadeguata. Tanto che si stava ammalandi di anoressia! Ci ho messo un po’ di tempo a farle capire che seguire la massa che a sua volta segue stereotipi imposti da qualcuno è da cretini! Ognuno è fatto a suo modo e deve ben fregarsene del giudizio altrui. Per fortuna era una ragazza intelligente ed ha capito. Ora è una bravissima ostetrica.
    A volte basta spiegarle le cose e far capire che sono gli altri, quelli che giudicano e non capiscono, che hanno qualcosa che non va in loro.
    Ne avrei mille altre da raccontare ma mi fermo qui per ovvi motivi!
    Il fatto che tu sia diventata una grande scrittrice è la dimostrazione di quanto le situazioni possano cambiare se si ha la capacità di osservare ed ascoltare. Bacioni:)))

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    • Ho avuto i brividi nel leggere il tuo racconto. Ancora una volta ti ribadisco quanto tu sia speciale, hai salvato la vita di quella ragazza (sia fisica che psichica) Complimenti.
      Quanto a me, “grande scrittrice” ti ringrazio, ma non credo ^_^
      è un sogno, ma non voglio nemmeno che diventi un’ossessione, non so se mi spiego 🙂
      Vivo la mia vita al meglio, mi piace scrivere e spero che qualcuno voglia leggermi, tutto qui.
      Grazie ancora per le tue parole, sono meravigliose, come te ❤

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  2. ecco Sara, parlando di dislessia, ho una collega, ormai sessantenne che ha difficoltà nel parlare, dimentica spesso i verbi, i soggetti….alcune colleghe la hanno soprannominata Tontola….poi vengo a sapere da un amico di suo fratello che lei era una bambina dislessica, ovviamente nessuno la ha aiutata…..pensi che i problemi di oggi dipendano dalla sua dislessia? tempo fa ne avevo parlato anche in un post…..

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    • Non sono un’esperta, ma ho letto molto in materia. Posso solo dirti che non esiste la “bambina dislessica” ☺️ La dislessia è un modo diverso di usare il cervello, ovviamente a livello inconscio. Ci si nasce, è una caratteristica, come il colore degli occhi, dei capelli, della pelle. Noi dislessici usiamo il cervello in maniera diversa e non vuol dire peggio o meglio, ma diverso. Per certe cose siamo avvantaggiati ma per altre no. Ma non perché non capiamo, semplicemente è il metodo di insegnamento usato nelle scuole che non va bene per noi. È questo ci ha portato (soprattutto a chi è andato a scuola anni fa, quando non si sapeva nulla in merito) ad avere lacune, molto importanti. Come tu saprai certe cose si studiano in fasce di età ben determinate perché il cervello dopo non le memorizza più. Quindi certe lacune sono irrecuperabili. Poi tieni presente che ci sono diversi gradi e tipo di dislessia ( che è ormai un termine troppo vago). Se vai in fondo al mio articolo c’è il link “Scoprirmi dislessica” che ti porta all’articolo dove spiego come mi sono accorta di essere dislessica e lì c’è un link che ti porta a scoprire quante persone famose sono dislessiche. 😍per carità non siamo tutti geni, ma abbiamo molto potenziale ☺️
      La tua collega dovrebbe approfondire un po’ l’argomento perché, prima di tutto si sentirà sollevata (come è successo a me) e poi magari capirà un po’ di più se stessa. ☺️ e magari, se non lo ha già fatto, si perdonerà un po’.
      Ps: io per ricordare nomi o date o numero devo legarli in sequenza ad altre cose… Di solito a qualcosa di visivo, siamo molto creativi 😘

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  3. Tutto ciò che non si conosce viene considerato come un’anormalità, da rimettere a posto. E quando l’errore viene compreso ci vuole tempo prima che venga accettato. Fai bene a parlarne e a portare avanti il compito che il destino ti ha assegnato: spiegare ciò che non tutti sanno 🙂

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  4. Cara Sara! A breve finalmente inizierò a leggerlo!
    Devo dire che io preferisco altamente il genere di racconto che descrivi tu. Far saltare all’occhio i problemi in modo leggero e godibile, anzichè martellante e pesante.
    Secondo me è il modo migliore per arrivare al cuore delle persone e fargli avvertire il vero disagio, con una protagonista che amano e cui vogliono sentirsi vicini piuttosto che un predicatore da pulpito che risulta poi insopportabile.

    Ti lascio un tag!

    https://raccontidalpassato.wordpress.com/2015/09/28/tag-autunnale/

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