Racconto: Dimmi la verità

Questo racconto partecipa alla XXXI Challenge Raynor’s Hall

Finalmente sono tornata a partecipare alla Challenge del gruppo Raynor’s Hall alla quale mi è sempre piaciuto prendere parte ^_^ Le storie che ho scritto in passato per queste challenge hanno ispirata un’idea: unirle in un libro. In effetti per tre di loro è già realtà e le trovi racchiuse nel libro “L’Amore forse Esiste” che trovi su Amazon. Altre invece sono già in lavorazione per diventare un secondo libro… e poi, se tutto procede come credo, ce ne saranno altri, visto che, a quanto pare, i miei racconti piacciono ❤

Ora ti lascio a questo di racconto, che come tema ha: Verità. Buona lettura ^_^

Racconto: Dimmi la verità

di

Sara Tricoli

Attraverso il locale verso l’uscita, ho una mano appoggiata alla schiena di Sonia per farle strada. Abbiamo appena finito di cenare per concludere una serata davvero affascinante. Siamo in un ristorante in città, non la frequento molto perché è troppo caotica per i miei gusti, ma questa sera siamo andati a teatro, per fare qualcosa di diverso dal solito – nel mio paesino non c’è nulla del genere -.

Sonia mi parla e poiché c’è un gran vociare intorno a noi, mi sporgo un pochino verso di lei per sentire meglio ciò che mi sta dicendo. Inclinandomi il mio sguardo viene catturato da una persona che conosco e che non vedo da diverso tempo: Giulia.

Anche lei ricambia il mio sguardo. È seduta a un tavolino vicino all’ingresso in compagnia di alcuni ragazzi e ragazze. Rimane ferma a fissarmi, con il bicchiere in mano e la sua graziosa bocca leggermente aperta, come se la sorpresa di rivedermi l’avesse davvero lasciata senza parole. Incredibile per una chiacchierona come lei.

Il mio cuore invece si è proprio fermato!

È ancora più bella di quello che mi ricordavo, ora porta i capelli castani tagliati corti fino alle spalle, sono lisci ma le punte sbarazzine vanno un po’ dove vogliono. I suoi grandi occhi scuri sono sempre lucenti, forse anche di più in questo momento – probabilmente resi splendenti dalla piacevole serata che sta trascorrendo -. Osservo solo un attimo il suo naso piccolo e sottile – ora decorato da un brillantino -, perché il mio sguardo è catturato dalle sue sottili labbra  che si schiudono in un sorriso incerto.

Alza la mano per salutarmi e io ricambio facendogli un cenno e abbozzando anch’io un mezzo sorriso. Non riesco a fare di meglio!

Per un attimo ho avuto l’impulso di andare da lei, di chiederle come sta, come ha trascorso questi ultimi anni. Vorrei sapere cosa fa, cosa pensa ma soprattutto, se tra quei ragazzi seduti al tavolo con lei c’è il suo fidanzato o magari suo marito… invece, mi volto e esco dal locale.

Del resto della serata non ricordo molto….

I due giorni successivi passano come se al comando ci fosse qualcuno altro: svolgo il mio lavoro all’università, parlo al telefono, esco con gli amici, ma… sono come in trans.

E ora, due sere dopo quell’incontro, uscendo dal bagno del mio appartamento open space, ricavato dalla mansarda dei miei genitori, rimango senza parole: seduta sulla sedia della mia scrivania c’è Giulia che curiosa tra i miei libri e quaderni sparsi qua e là.

Si gira allegra verso di me sorridendomi. «Ciao», mi saluta con disinvoltura. «Non sapevo che questo fosse diventato il tuo appartamento e che avevi il tuo ingresso personale, se lo avessi saputo non avrei disturbato i tuoi. Tua mamma mi ha indicato come arrivare alla tua porta – girando intorno allo stabile -, ma gentilmente mi ha anche detto che la solita via per salire era ancora aperta, quindi mi ha esortata a usarla», dice nel suo solito modo di parlare rapido e frizzante.

Questa sera ho cenato dai miei, non avevo voglia di uscire con gli amici, ma nemmeno di mangiare da solo, quindi ho accettato l’invito di mia madre e poi sono salito al mio appartamento usando la scala interna. Probabilmente devo aver lasciato socchiusa la porta, ecco perché Giulia si sarà sentita autorizzata a entrare.

«Ciao», la saluto senza scompormi troppo. «Come mai qui?»  le chiedo, con un tono più duro di quel che vorrei.

«Potrei dire che ero da queste parti, ma entrambi sappiamo che non capiterei mai da queste parti per caso», mi risponde guardandosi intorno.

È vero, Giulia odia questo piccolo paese di provincia, infatti appena ha potuto è andata via.

«Complimenti, ti sei fatto proprio un bell’appartamento!» esclama gentile.

Effettivamente è piccolo, ma ho tutto. Un comodo letto e un armadio situati in un lato della stanza fungono da camera da letto. Un cucinino con davanti un piccolo tavolo a due posti, un divano e un bel televisore sono dall’altra parte della stanza, per creare una zona giorno. In centro invece ho sistemato la mia enorme scrivania e di fianco ho posizionato un piccolo mobiletto con sopra il mio impianto stereo con giradischi per ascoltare i dischi in vinile – che adoro -. Mi accorgo di aver lasciato accesa la luce sopra il giradischi, quella che aziono solo quando devo far partire la musica o, come poco fa, quando giro il disco, mentre l’unico altro punto luce è la lampadina sopra la scrivania. La stanza è praticamente in penombra e questo mi da il vantaggio di ricompormi prima di farmi vedere alla luce da lei, perché è sicuro che sono rosso come un peperone.

Ci osserviamo in silenzio per un lungo momento.

Lei sembra non volermi dire nulla, ma questa situazione sta diventando ridicola.

Facendomi forza riesco finalmente a parlare. «Dimmi la verità, perché sei qui questa sera?» le chiedo sincero, sperando che una sua risposta possa mettere in ordine i miei mille incasinati pensieri. Mi sento per l’ennesima volta preso in giro, attirato a lei per poi essere solo respinto, è un gioco a cui non voglio più partecipare, sono stufo!

Quando ero un ragazzino l’ho sopportato e va bene, ma ora sono un uomo e non permetterò mai più a nessuna donna di trattarmi come mi ha trattato lei.

Giulia si alza e fa un passo verso di me, solo uno per fortuna…

Per fortuna perché ha ancora un certo effetto su di me, ma non voglio che se ne accorga. La penombra della stanza mi viene in aiuto ancora una volta, celandole il mio disagio.

I suoi occhi mi guardano con insistenza, ma questa volta non sarà io a servirle la risposta comoda, non correrò nuovamente in suo aiuto sdrammatizzando la situazione, questa volta deve cavarsela da sola, deve essere sincera.

«Vuoi che ti dica la verità?» mi chiede con dolcezza, reclinando appena il viso da un lato.

Adoro quando fa così, quando ha quello sguardo ingenuo e gentile, quando mi osserva intensamente e mi parla seriamente… quando mi fa sentire una persona speciale.

Il mio cuore batte forte, ma io cerco di apparire tranquillo. Ho paura di parlare, in questo momento potrei avere una voce un po’ distorta dall’emozione e quindi, per risponderle, annuisco.

Lei accenna un sorriso imbarazzato e abbassa lo sguardo solo per un attimo, prima di ri-appoggiarlo nel mio e riprende a parlare. «La vera ragione per la quale sono venuta qui questa sera… non la so nemmeno io.»

Si ferma solo un attimo, intuisco subito che è solo l’inizio di un lungo discorso, o meglio, di quella che pare essere una confessione.

«La verità è che io mi sono allontanata da casa mia perché non sopportavo più di vivere nella monotonia, nel falso matrimonio dei miei genitori, perché loro indossano una maschera, quella della coppia felice, ma non lo sono per niente.

La verità è che volevo provare a crearmi una mia realtà. Volevo essere libera, essere artefice del mio futuro, senza l’aiuto di nessuno e soprattutto volevo essere sincera con me stessa e con gli altri.

La verità è che sono fuggita dalla vita semplice, dalle comodità, per sentirmi protagonista.

La verità e che ho sempre creduto che anche tu rappresentassi tutto quello: il mio passato, la semplicità, la scelta facile, il stare insieme perché era quello che tutti si aspettavano da noi, ecco perché non ho mai voluto…» fa una piccola pausa e io spero che lei riprenda a spiegarmi. «Non credo che per te sia facile capire ciò che sto cercando di dirti.»

Rimane in silenzio a osservarmi, sperando forse in un mio commento, ma sicura di quella sua ultima affermazione.

Devo dirle che si sbaglia, nonostante la paura di usare un tono patetico, trovo il coraggio di parlare. «Comprendo perfettamente!» le dico e sono maledettamente asettico, più asciutto e duro di quel che vorrei.

Nel timore di far trasparire il mio turbamento per averla qui, nel mio appartamento, a pochi centimetri da me, ho usato una freddezza che non mi si addice… non con lei almeno.

Giulia mi sorride tristemente. I suoi grandi occhi scuri si accendono come stelle. Percepisco il suo nervosismo, ma voglio rimanere risoluto.

Se seguissi il mio istinto compiere un passo verso di lei, riempierei lo spazio che ci separa e l’abbracciarsi forte, per farle capire che io la amo, l’ho sempre amata e molto probabilmente l’amerò per sempre.

Invece, rimango fermo e la guardo gelido. «Capisco benissimo che tu abbia voluto voltare pagina. Ti sei trasferita in un’altra città, lavori per mantenerti, hai nuovi amici, hai una vita indipendente. È lodevole… ma ancora non mi hai detto…»

Inaspettatamente è lei che riempie lo spazio che ci si separa.

Siamo vicinissimi, i nostri corpi si sfiorano, lei ha interrotto la mia frase appoggiando il suo dito indice sulle mie labbra.

Poi, come se mi avesse strappato un cerotto, si gira di scatto e torna a sedersi sulla sedia dov’era poco fa.

Mi guarda con determinazione. «La verità è che avevo bisogno di cambiare aria, di cambiare vita. Dovevo trovare me stessa e sapere se ero capace di stare da sola, di cavarmela. Volevo capire se potevo veramente buttarmi tutto alle spalle.»

Io ho capito cosa mi vuole dire, ma quel che non mi è chiaro è il suo atteggiamento, il perché della sua visita. Non voglio sembrare patetico, ma vorrei che mi spiegasse.

Sembra leggermi nel pensiero, infatti riprende a parlare come se mi stesse rispondendo. «Quando ti ho visto l’altra sera al locale, con quella ragazza…»

«Sonia», dico subito, ricordando di essere uscito con lei per conoscerci meglio. È una cara ragazza, una brillante collega, ma non è scattato nulla tra noi, ce lo siamo confessati passeggiando serenamente dopo cena, ma abbiamo anche deciso che ci saremmo rivisti, che ci saremmo dati un’altra possibilità perché abbiamo tanto in comune…

Giulia annuisce. «Non è la tua ragazza, vero?» mi chiede per conferma.

D’istinto vorrei dirle di Sì, per farle dispetto, per vedere la sua reazione, ma io non sono fatto così e quindi le dico la verità. «No», confermo, ma poi aggiungo: «Non ancora almeno, ci stiamo conoscendo.»

Giulia che alla mia prima risposta aveva mostrato sollievo, fa ora una smorfia e commenta, quasi tra sé: «Mi avevano detto che siete solo colleghi in un gruppo di ricerca all’università.»

Io inarco un sopracciglio sorpreso. “Ha chiesto informazioni su di me?“, penso e sono piacevolmente stupito, ma rimango in silenzio.

Dopo un respiro profondo si alza in piedi. «La verità è che sono venuta qui questa sera perché nonostante io abbia provato a dimenticare tutto del mio passato, nonostante io abbia continuato a ripetermi che non mi interessava più nulla del mio passato, nonostante la mia vita attuale mi appaghi e mi renda felice…»

Fa un altro sospiro e mi confessa finalmente la verità. «Ho sempre pensato a te, ho sempre desiderato te, ho sempre aspettato che un giorno tu potessi venirmi a cercare. Ho sempre sperato che mi amassi! Nonostante tutto, nonostante io sia così…»

Apro la bocca per dire qualcosa ma… sono talmente sorpreso, come penso non mi sia mai capitato in vita mia. La mia mente è vuota e affollata nello stesso modo. “Come può dirmi questo? Come può non essersi accorta di quanto io sia da sempre innamorato di lei?

Un dubbio mi attraversa la mente, forse ho capito male. «In che senso?» le chiedo.

Lei ride, con quella sua meravigliosa risata, quando piega un pochino indietro il capo e i capelli ondeggiando e sulla sua guancia destra si forma quella piccola, ma deliziosa, fossetta…

La osservo e penso di aver veramente capito male, non può essere vero, non può aver aspettato me, non può desiderare me, non può amare me e non essersi mai accorta di quanto io…

«Sono stata una sciocca a venire qui, a rivangare cose ormai passate. Perdonami, ora ti lascio ai tuoi studi. Comprendo solo ora che se anche un tempo tu… beh, sì insomma, è palese che sei andato avanti.»

Dicendo così interrompe i miei pensieri, china il capo imbarazzata e si avvia verso la porta – questa volta quella che da all’esterno -. Credo voglia evitare di passare di nuovo da casa dei miei, di incontrarli una seconda volta, loro gli sono sempre stati affezionati, ma lei credo non li ricambi.

«Ti saluto, ci si vede in giro e… tanti cari auguri con la tua Sonia», butta lì senza guardarmi.

Ha già una mano sulla maniglia quando finalmente mi sblocco e con voce roca le ordino: «Aspetta!»

Faccio due passi verso di lei che continua a non guardarmi, osserva ostinatamente la sua mano sulla maniglia, come se fosse l’unica cosa che ha importanza.

«Mi stai forse dicendo che rivedermi l’altra sera ti ha fatto ripensare a me?» chiedo deciso.

Si gira fulminea e il suo sguardo quasi mi penetra l’anima. Ha gli occhi lucidi, credo cerchi di trattenere le lacrime.

È bellissima, ho il cuore in subbuglio e questo tumulto di sentimenti mi offuscano il cervello. Non capisco più nulla!

«No, ti sto dicendo esattamente il contrario! O meglio, ti sto dicendo che ho sempre pensato a te, anche se non avrei voluto. Ti sto dicendo che ho sempre ignorato i tuoi sentimenti quando giocavamo insieme da ragazzini, perché il mio unico obbiettivo è sempre stato quello di fuggire da qui e non avrei permesso a nessuno di tenermi ancorata con dell’affetto.»

«Allora sapevi che ti amavo, lo hai sempre saputo, mi sembrava strano che non ti fossi accorta di nulla, lo sapevano praticamente tutti!» la rimprovero con un tono burbero che non vorrei usare.

Giulia si morde il labbro… inutile dire quanto anche questo suo gesto mi faccia impazzire i battiti del cuore.

«È vero, l’ho sempre saputo, ma facevo finta di niente… e quando sono andata via di qui, quando ho trovato casa e lavoro e quando mi sono fatta nuovi amici… Ogni volta che mi accadeva qualcosa non facevo altro che pensare a te, al fatto che saresti stata la prima persona a cui avrei voluto raccontare le novità. Sei sempre stato tu l’unico che mi è mancato, che avrei voluto cercare ma… ho lottato contro quel sentimento con tutta me stessa perché tu rappresentavi questo mondo, quello che io rinnego.»

«Allora adesso, cosa è cambiato?» le chiedo in un sussurro, incredulo.

«Sei entrato nella mia realtà. Come quando fai un sogno per tanto tempo e poi, sorprendentemente si realizza. Quando ti ho visto in quel locale, nella mia città, nel mio mondo, è come se tu fossi venuto da me. Ho capito che era possibile, che tu avresti potuto far parte della mia vita, ma… lo comprendo, è troppo tardi! Me ne sono resa conto già quando ho visto il viso sorpreso di tua madre nel rivedermi, nel suo sguardo indagatore e perplesso. Non le hai raccontato di avermi incontrata… forse tu non hai nemmeno più pensato a me… rivedermi non è stato nulla… in fin dei conti avresti potuto avvicinarti, salutarmi, invece…

Scusami per l’intrusione, mi sono resa ridicola, spero per l’ultima volta. Saluta tua madre e tuo padre da parte mia, digli che li ringrazio per essere stati sempre tanto cortesi con me… io non ho mai fatto nulla per meritarmelo. Addio!»

Conclude con tono deciso, abbassa la maniglia con determinazione per fare un’uscita dignitosa, ma la porta non si apre: ovviamente è chiusa a chiave. Allora rimane in mobile, lo sguardo fisso verso il basso, percepisco il suo imbarazzo, ma non mi importa.

«Non hai motivo per essere a disagio», le dico gentile, ma lei non si volta, guarda sempre la maniglia senza dire nulla.

Credo stia piangendo.

Ho paura, ma con la paura non si va da nessuna parte. «Sei sincera? Tutto quello che hai detto è la pura verità? I tuoi sentimenti sono sinceri? Mi ami veramente

Lei annuisce, ma non muove niente altro, né tanto meno parla.

Io proseguo: «Perché adesso siamo adulti, adesso non si gioca più, si fa sul serio. Non puoi dirmi che mi ami e poi buttarmi fuori dalla tua vita, sparire, senza spiegazione, senza… » sono patetico, le sto veramente dando delle regole? Sto veramente dicendo che mi deve amare ora e per sempre, altrimenti non è giusto?

Che assurdità! Non si hanno mai garanzie in queste cose.

Mi avvicino a lei e dolcemente la stringo tra le mie braccia. Lei rimane rigida, ferma.

Vorrei dirle quanto la amo, quanto l’ho sempre amata, quanta paura ho, quanto vorrei che mi giurasse che non è uno scherzo, ma solo la pura verità.

Invece, rimango in silenzio e la coccolo dolcemente. Lei, piano piano, si rilassa e si volta per ricambiare l’abbraccio. Passa qualche minuto, in cui mi godo tutto questo, in cui spero non mi dica che è tutto uno scherzo, che mi ha preso in giro ancora una volta e che sono il solito credulone sciocco! Come era solita dirmi quando eravamo solo dei ragazzini…

Finalmente si muove, alza il viso e capisco che avevo ragione, stava piangendo, ma ora sorride felice.

«Lo so che non ti merito, ma se ti prometto di comportarmi bene, di fare la persona matura, di rispettarti come è giusto che sia… credi che prima o poi potrai tornare ad amarmi come un tempo?» sussurra.

«No, non potrei mai amarti come un tempo… vuoi sapere la verità?» Sono uno stronzo, altre lacrime lasciano i suoi splendidi occhi e le rigano le guance, soffre solo perché sto tergiversando. «Credo che il mio amore per te sia in continua crescita e non so fino a dove potrà arrivare.»

Lei sorride. «È la verità? Mi stai dicendo che mi ami ancora?»

Devo essere sincero, perché io non so fare giochetti, non so essere falso, devo dirle la verità. «Ti sto dicendo che non ho mai smesso di amarti, ma che ho mille dubbi. Quindi di dico: proviamo!»

Sorride e finalmente avvicina le sue labbra alle mie: ci baciamo.

Un bacio vero! Un pegno d’amore!

26 pensieri su “Racconto: Dimmi la verità

  1. Ciao! Sarei dovuta passare una vita fa, lo so, ma dimentico sempre la password di wordpress e sono una frana ad usare la piattaforma. Finalmente, eccomi! Devo ammettere che la tua originale per la challenge è molto bella, il tuo stile scorrevole mi piace assai e devo ammettere di essere felice che il caso (che chiameremo autrice xD) abbia voluto che lui rincontrasse Giulia… ma povera Sofia xD
    Questa era la prima occasione che avevo di leggere qualcosa di tuo, e devo dire che mi è piaciuta molto, quindi complimenti!

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    • Ciao Roberta, grazie per i tuoi apprezzamenti ^_^ sono veramente felice che il mio modo di scrivere ti piaccia ❤ Sappi che su Amazon trovi 3 e fra poco 4 miei libri, se ti dovesse venir voglia di leggere qualcosa di più completo 😉
      Volevo passare a trovarti sul tuo blog, ma non mi carica la pagina, forse sbaglio io qualcosa, mettimi pure il link qui sotto, così sono sicura di raggiungerti.
      A presto e grazie ancora ^_^

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  2. Ti dirò la verità… 😀 Le storie d’amore piene di dolcezza non fanno per me, però mi è piaciuto il modo in cui hai scritto: lo stile, la descrizione dei dettagli. Quindi, infine, si è rivelata una lettura molto piacevole. Povera Sofia, mi viene da dire. È capitata nel momento sbagliato. Se lui l’avesse portata in un altro locale, dove non c’era Giulia, la storia sarebbe andata diversamente. Il destino!
    Ti faccio i miei complimenti! 🙂

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    • Carissima, grazie mille per le tue parole che mi sono veramente gradite. Ancor di più se non è il tuo genere. Anche a me capita di leggere generi che non amo particolarmente, magari di qualche autrice che conosco tramite il blog o Facebook e devo dire che rimango spesso piacevolmente soddisfatta 🙂
      Per quanto riguarda il tuo commento su Sofia, hai perfettamente ragione… sono stata un po’ crudele con lei, rilegandola a una particina alquanto bistrattata… ma ha la sua riscossa nel libro “L’Amore forse Esiste” che ho pubblicato su Amazon, quando fa innamorare di sé due meravigliosi uomini 😉
      Grazie ancora e buona giornata ❤

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  3. Pingback: Racconti XXXI Challenge – Verità – Raynor's Hall

  4. Il racconto è molto bello, me lo sono stampato per leggerlo meglio e con maggiore attenzione.
    Immedesimandomi con il protagonista, devo dire che io una come Giulia la lascerei dove sta. Mi sembra un amore “egoista”, mi sembra che lei ami se stessa, più che lui. E che solo per solitudine si rivolga a lui, sapendo il debole che per lei ha sempre provato.
    Un amore di comodo, insomma.
    Ma in effetti pur sempre di amore si stratta, no?

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    • tu sei un sogno che si avvera ^_^
      Adoro quando qualcuno mi legge, quando mi dice cosa pensa del mio scritto, quando percepisce i sentimenti che ho voluto trasmettere… ma tu sei oltre 🙂 Hai dato anche un tuo particolare senso alla storia, riflettendo sui personaggi come se fossero persone vere e dando un tuo personale giudizio.
      Sei un mito ^_^ e per questo ti voglio ringraziare tantissimo ❤
      Per quanto riguarda Giulia, apprezzo la tua solidarietà con il protagonista e comprendo il tuo stato d'animo. In un primo momento anch'io avrei detto che lui la doveva mandare fuori a calci nel sedere… anni e anni di tormento e poi lei arriva come se nulla fosse a rivendicare ciò che crede le appartenga! Odiosa!
      Però, in realtà, lei si nasconde dietro a quell'atteggiamento superiore e distaccato, mentre in cuor suo è andata da lui con una flebile speranza… Dopo l'apparente sicurezza iniziale lei cala la maschera e gli spiega la sua frustrazione degli anni passati. La sua voglia di voler dimostrare qualcosa a se stessa, il suo bisogno di trovare un suo equilibrio o, come lo chiama lei, un suo "mondo". Ci riesci, è appagata, gli confessa. Però si accorge che nel correre dietro al suo futuro, ha perso qualcosa di importante: lui!
      Pensava di riuscire a ignorare ancora quel sentimento, come ha fatto per anni, ma si rende conto che non è così. Umilmente va da lui, giocandosi il tutto per tutto.
      Scusa mi son fatta prendere la mano… …
      Grazie ancora di cuore, veramente, mi hai donato gioia con il tuo commento ❤
      ps: se e quando avessi voglia di leggere i miei libri non hai che da chiedere e io provvedo a inviarteli, in cambio di un tuo commento in merito ovviamente 😉 sono proprio curiosa di sapere cosa ne penseresti dei miei piccolini…
      Ti auguro una buona giornata ^_^

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    • Diciamo che in parte mi sono rivisto nel rapporto dei due.
      Non che io abbia avuto una proposta dalla ex, per carità, ma dopo anni (decenni) l’ho incontrata, ci ho parlato, e ho notato che… come dire.
      Io ho famiglia, figlio, ma non sono ricco.
      Lei, ambiziosa, ha un lavoro molto remunerativo, ma negli affetti è rimasta sola.
      Credo di essere più ricco io, dunque.

      Grazie x la proposta, Sara,

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    • Adesso comprendo meglio il tuo punto di vista 😊
      Mi hai fatto tornare in mente un film che adoro: The Family Man
      Lo hai visto?
      Questo film fa vedere benissimo come sia, nonostante tutto, bellissimo avere una famiglia 😍

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    • è un film molto vecchio, io l’ho visto al cinema tanti anni fa, ogni tanto lo ripropongono anche in tv. Mi è venuto in mente perché praticamente sostiene quello che hai detto tu. Lui e lei persone di successo ma senza famiglia, poi a lui viene data l’occasione di dare “un’occhiata” su come sarebbe stata la sua vita se avesse preso decisioni diverse 13 anni prima… e nonostante fosse più povero, più incasinato e costretto a volte a fare ciò che lo mortifica… nonostante tutto, con moglie e figli è più felice. O come hai detto tu: più ricco!
      se ti capita guardarlo ti piacerà ^_^ è una film per tutta la famiglia 😉
      info: The Family Man è un film del 2000 diretto da Brett Ratner e interpretato da Nicolas Cage e Téa Leoni.

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  5. riesci a calarti nella sensibilità dei personaggi con il talento di chi fa della scrittura la propria vita. Ogni singola emozione è ferma sugli scalini del tempo, fra quelle attese sussurrate, e quel destino che sembra farsi avanti nella timidezza di una parola non detta.
    Davvero un bel racconto, bravissima!! 😉

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    • 🙏 grazie, il tuo commento è stupendo, mi hai scritto delle parole bellissime, che mi riempiono il cuore di una forte emozione.
      Sono veramente felice del tuo pensiero 😍
      Ancora un grande e accorato Grazie 😘😘😘

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