seconda parte del racconto…

Come promesso ecco la seconda parte del racconto postato ieri… Josephine avrà fatto bene, oppure si è solo procurata l’ennesima sofferenza?

Attenzione, se non hai letto la prima parte clicca qui!

Buona lettura e non dimenticarti di farmi sapere cosa ne pensi 😉

***

Sergio era seduto da più di venti minuti sulla sua poltrona preferita, quella di pelle nera reclinabile, posta come oggetto a contrasto al centro della stanza. Aveva in mano un bicchiere di whisky con ghiaccio che si era preparato appena rientrato in casa, ma non lo aveva neppure assaggiato. Se lo stava girando e rigirando nella mano senza decidersi a berlo, troppo assorto nei suoi pensieri. Immaginava che, da un momento all’altro, il campanello avrebbe fatto il suo trillo e che Josephine sarebbe entrata, con l’intendo di fare l’amore con lui. 

Era sempre più convinto non fosse la cosa giusta da fare. C’era stato un momento, su quella terrazza, in cui l’aveva desiderata davvero molto e questa era stata una sensazione decisamente assurda. Non aveva mai pensato a lei in quel senso, era sempre stata solo un’amica, una cara amica, la più cara. 

Si conoscevano da così tanto tempo… e quel periodo in cui non si erano né sentiti né parlati, quell’anno e mezzo subito dopo la sua dichiarazione, era stato veramente brutto e non doveva più accadere! 

Eppure capiva. Poteva comprendere perché lei ci tenesse tanto a fare quel passo; anche lui, infatti, se ne avesse avuto l’occasione, avrebbe voluto fare l’amore con Sonia, forse per capriccio o, più verosimilmente, per verificare se poi sarebbe stato più facile cancellarla dalla mente e dal… cuore.

Quell’ultimo sguardo, posato su di lei, così lontana e accanto a Carlo non l’aveva scosso quanto pensava, complice forse la fretta di lasciare quella festa, e il turbamento di recarsi a un rendez-vous davvero insolito.

Due leggeri tocchi alla porta lo destarono dai suoi pensieri. Josephine era veramente una persona particolare, molto delicata e, nello stesso tempo, travolgente. Invece che citofonare o suonare il campanello, si faceva annunciare da un lieve e dolce suono, antico e misterioso, l’intramontabile toc-toc.

Sergio si alzò, appoggiando il bicchiere sul tavolino lì vicino, avanzando lentamente verso la porta immaginandola ancora avvolta in quello stupendo vestito da sera, con il viso ricoperto da brillantini e le palpebre esageratamente colorate. L’aveva trovata sorprendentemente bella, ma ora l’atmosfera era mutata e quell’incanto svanito così, con l’intento di fermare questa pazzia, aprì la porta.

Quello che si trovò davanti fu la sua solita amica: capelli biondo cenere sciolti sulle spalle, un sobrio cappotto e una pesante borsa sulla spalla. Il trucco di quella sera, affascinante ma un po’ eccessivo, era sparito per lasciare il posto alla sua pelle rosea e ai suoi lineamenti gentili. Lei sorrise appena, facendo un passo avanti per permettergli di chiudere la porta, cosa che lui fece subito. 

Sergio era leggermente inebetito, sorpreso da quel cambiamento che non si aspettava. Segretamente grato che non fosse andata da lui agghindata come alla festa, ma dispiaciuto per un unico particolare: i capelli. Aveva sempre ammirato quella sua chioma e l’idea di sciogliere l’acconciatura ricercata, quello chignon morbido addobbato da lustrini, e poter accarezzare, per la prima volta, quel morbido manto, lo aveva incredibilmente stuzzicato.

 «Scusa se ci ho messo più del previsto», disse lei in un bisbiglio. Appoggiò la borsa ai piedi dell’attaccapanni che era accanto alla porta d’ingresso e lesta si sbottonò il cappotto per poi sfilarlo, svelando un abito a tubino nero. Appese il soprabito e si voltò nuovamente verso Sergio che la stava ammirando, inspiegabilmente rapito dalle sue movenze e da quei capelli che ondeggiando, l’attiravano misteriosamente.

Lei gli sorrise appena, spostandosi la ciocca di capelli dietro la spalla come se l’avessero infastidita. 

Sergio si ritrovò a pensare che, se avesse fatto cadere tutti i suoi buoni propositi e i suoi ma, se non si fosse fatto troppi problemi, adesso avrebbe avuto il diritto di accarezzare quei capelli. 

Quante volte lei gli era stata vicina, con quel profumo delizioso che lui non riusciva mai a ritrovare in altre. Quell’aroma gli era sempre piaciuto tantissimo, ma non aveva mai osato chiederle di cosa si trattasse, soprattutto dopo la confessione.

Il silenzio perdurava, mentre Sergio era in compagnia dei suoi pensieri e a Josephine iniziava a venire il dubbio che la sua pazza idea sarebbe stata solo un grande, grandissimo disastro. 

Inconsapevole dell’effetto che avrebbe fatto il suo gesto, si passò una mano sotto i capelli per riportarli tutti davanti a una spalla, un tipico gesto che faceva senza accorgersi quando era imbarazzata. «Dunque…» iniziò a dire semplicemente quando, inaspettatamente, Sergio si protese verso di lei. 

Le afferrò con delicatezza un’abbondante ciocca di capelli e, avvicinandoli al suo viso, inspirò profondamente procurandosi un piacere insospettabile.

La ragazza fu meravigliata e quasi spaventata dall’atteggiamento di lui. Sergio non si era mai comportato così e non accennava a volersi allontanare, anzi, fece scivolare l’altra mano sulla schiena di lei, attirandola a sé; non che la cosa le dispiacesse, ma non capiva. 

Voltando appena il viso, notò il bicchiere di liquore sul tavolino. In un primo momento pensò fosse quello il motivo del suo strano comportamento, ma poi vide che era pieno e, anche se non poteva escludere che lui ne avesse già bevuto altri prima di riempire quello, non le sembrava fosse andata così: non sentiva nessun odore di liquore provenire dall’uomo.

Decise di porsi meno domande e di godersi al meglio quel regalo che la vita le aveva dato. Una serie di circostanze l’avevano portata a voler tentare il tutto per tutto; nel peggiore dei casi, avrebbe comunque esaudito uno dei suoi più grandi desideri: sentirsi amata da Sergio, anche se solo per una notte. 

Passò le braccia intorno al suo collo stringendosi di più a lui e, facendo aderire completamente i loro corpi. Fu così che si accorse di quanto lui fosse già eccitato. Questo le diede una scarica di adrenalina, che la rese ancora più audace. «Oh Sergio, anch’io ti voglio», gli bisbigliò all’orecchio.

Lui lentamente si lasciò scivolare i capelli dalle mani sostandosi appena per guardarla negli occhi. «Sono proprio morbidi come li ho sempre immaginati, ti confesso che mi hanno sempre fatto un certo effetto. E il tuo profumo… è davvero particolare.»

Josephine si sentì mancare il fiato, gli occhi si velarono di lacrime per la commozione: non poteva credere a cosa le stava dicendo. Non doveva illudersi, non poteva permetterselo, ma… lui stava parlando di lei in modo tanto specifico che, purtroppo, la speranza si stava facendo strada dentro di lei.

Aveva immaginato di averlo colto in un momento di sconforto e offrirgli il suo corpo era stato solo un modo per averlo, pur sapendo che magari, mentre facevano l’amore, avrebbe pensato a Sonia. 

Lo sapeva! 

L’aveva messo in conto! 

Invece, ora lui le parlava dei suoi capelli, del suo profumo… a questo non era pronta.

 «E i tuoi occhi…» proseguì Sergio, con una voce calda e vellutata, senza nemmeno immaginare il tormento che stava provocando. «Dire che sono marroni è una bugia. La tua carta d’identità mente! Sono di un color nocciola con sfumature di giada e ambra che non è facile scorgere, ci vuole la luce giusta, oppure, come adesso, devi essere emozionata e…» le accarezzò nuovamente i capelli, ma questa volta continuando a guardarla negli occhi. «È così bello vedere come gioisci per cose semplici e banali», sorrise mentre, con la mano, gli lasciava i capelli per sfiorarle la guancia e discendere, percorrendo il bordo del collo con i polpastrelli. 

Josephine vibrò a quel contatto e lui sorrise di più, felice di suscitarle forti emozioni, ma si fermò di colpo quando vide una lacrima lasciare l’occhio e scendere lungo il viso. 

Fece un passo indietro, staccandosi da lei, preoccupato. «Cosa succede?» le chiese.

Lei però non lasciò che si allontanasse, colmò subito quel poco spazio e lo strinse di più a sé. «Sono solo molto felice!», gli bisbigliò prima di sporgersi per baciarlo appassionatamente.

Con un semplice gesto, Sergio le face scorrere la lunga cerniera sul retro dell’abito e lei fu libera dal tubino. Rimase solo con una sottile e seducente biancheria in pizzo, appositamente indossata per l’occasione.

Dallo sguardo di Sergio era palese il suo apprezzamento, ma anche il desiderio che quel pizzo rimanesse all’ingresso, come tutti i loro vestiti, sfilati velocemente, mentre i loro corpi, ormai nudi, si spostavano in camera da letto.

Il loro incontro fu dolce e turbolento al contempo, con continui cambi di comando. 

Josephine, per nulla timida o impacciata, lo stuzzicò con sapienza, facendo crescere il desiderio di lui con grande maestria. 

Da parte sua Sergio cercò di rallentare il più possibile la sua eccitazione, concentrandosi prima sul piacere di lei, ma la passione si era impadronita di lui in un modo incredibilmente feroce, così decise di avere tempo per dare prova delle sue grandi doti di amatore. 

“Magari la prossima volta…” pensò, turbato da se stesso, da ciò che provava, dal forte e irrefrenabile desiderio di farla sua. Nonostante tutto non dimenticò di far crescere il piacere in Josephine, prima di entrare in lei e dar vita a un momento di estasi per entrambi.

***

Stanchi, ma felici, si ritrovarono abbracciati uno di fianco all’altro ad attendere che i rispettivi respiri tornassero sereni. Trascorsero un po’ di tempo così, in silenzio, senza guardarsi, ma godendo del reciproco calore.

 «Se avessi saputo che a letto sei così brava, forse mi sarei concesso prima», sdrammatizzò lui, facendo una battuta per rompere il silenzio.

 «Io avevo provato a sedurti prima, ma sei un tale testardo», disse lei con finto distacco, ma che tradiva, nel timbro della voce, una nota di insicurezza.

Lui si sollevò per guardarla negli occhi, dove lesse tanta paura e si dispiacque. «Non so cosa sia successo tra noi, né cosa accadrà, ma ti assicuro che domani non sarà mai più come ieri», chiarì prima di sporgersi su di lei per darle un tenero bacio sulle labbra. Subito dopo iniziò a coccolarla accarezzandole i capelli e depositandole teneri baci sul viso e sul collo, per ritornare sul volto: palpebre, fronte, zigomi… 

Mentre l’accarezzava e la baciava con dolcezza lei si sentiva sprofondare in un sogno meraviglioso, dal quale non avrebbe mai voluto svegliarsi. Sergio la stava trattando con estrema dolcezza, come lei non si sarebbe mai immaginata potesse fare, con nessuna, tanto meno con lei che, in teoria, doveva essere la distrazione di una sera.

La ragazza era confusa e aveva mille pensieri che le affollavano la mente, ma sempre più offuscati, poiché quelle coccole la stavano stordendo. 

“Chissà cosa avrà voluto dire con quelle parole, potrebbero essere intese in mille modi diversi…” fu il suo ultimo pensiero prima di decidere di lasciarsi andare completamente, prima di addormentarsi profondamente e serenamente, come non le capitava da anni.

Capitolo 7

Il sogno

continua…

Buona serata, con tutto il mio cuore ❤

***

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7 pensieri su “seconda parte del racconto…

  1. attimi d’amore da consumare senza farsi troppe domande, nella consapevolezza che quegli attimi potevano essere unici! Che bello il tuo narrare, fa sognare! L’incanto di lei è così palpabile che quasi ne sento il profumo…. 😉

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    • Grazie mille Cara Silvia 😍 sono sempre felice quando piace ciò che scrivo ☺️
      Spero di non averti rovinato la sorpresa per quando leggerai il libro completamente 😅 beh, dai le storie d’amore sono tre, e poi non si sa ancora se Sergio alla fine si è deciso o no 🤗

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