Breve racconto – Josephine

Questa sera ho deciso di condividere un racconto che ho già pubblicato tempo fa. È un breve racconto che poi ho revisionato/ampliato e inserito in un mio libro. È la prima parte del capitolo 6 de “L’Amore forse Esiste

Di questo stesso libro ho già pubblicato l’incipit… clicca qui se vuoi dare un’occhiata.

Buona lettura e… aspetto di sapere cosa ne pensate di questa audace e seducente proposta 😉

***

© Copyright 2019 Tricoli Sara

Estratto da “L’Amore forse Esiste”

Capitolo 6Josephine

«Ho conosciuto Sonia», disse una dolce voce femminile che proveniva dalla sua sinistra. 

Sergio era in terrazza, con lo sguardo perso nell’orizzonte e le mani appoggiate al parapetto di marmo. Non si voltò, perché sapeva perfettamente a chi apparteneva quella voce, era la sua cara amica Josephine, per tutti semplicemente Jo. 

Per lui era sempre stata Sophy, la sua migliore amica, ma dalla pausa della loro amicizia, dalla dichiarazione, qualcosa era cambiato.

Quando si erano conosciuti, poco più che adolescenti, lei si era presentata come faceva solitamente. «Mi chiamo Josephine, ma tutti mi chiamano Jo!»

Lui aveva aggrottato la fonte e, dopo aver riflettuto un attimo, aveva dichiarato. «Non ti chiamerò mai come il cane di mio nonno… per me sarai Sophy!» 

Lei aveva riso e, da quel momento, erano diventati migliori amici. Josephine, inoltre, adorava essere chiamata Sophy, soprattutto da Sergio.

 «Si sta proprio bene qui. Da questa terrazza c’è un panorama meraviglioso e quest’aria fresca dona un po’ di refrigerio, mentre dentro è decisamente troppo affollato.» Così dicendo avanzò fino ad appoggiarsi con gli avambracci al parapetto. «Ho conosciuto anche Carlo, mi sembra una persona per bene. Stavo parlando con Cristian e loro due si sono avvicinati per salutarlo e così ci siamo presentati. 

Sapevo benissimo chi fosse, ma ho fatto finta di nulla; insomma, mi sono presentata, e lei ha trovato veramente delizioso il mio nome, chiedendomi se i miei avessero origini francesi. Così le ho raccontato che il mio nome viene dall’ossessione che mia madre ha per le sorelle March. Lei ha riso, raccontandomi di un suo amico che si chiama Simon come quello dei Duran Duran, per la passione della madre per quel gruppo. Forse lo conosci anche tu?» 

Quando Josephine iniziava a parlare non la finiva più e, se la ignoravi, era anche peggio, quindi Sergio decise di girarsi verso di lei e prestarle attenzione.

Rimase sorpreso nel vederla avvolta da un affascinante abito da sera argentato, lungo fino a terra, le lasciava tutta la schiena scoperta, era sorretto da un unico sostegno: un nodo dietro al collo. Josephine era leggermente piegata in avanti, intenta a osservare il paesaggio e in quella posa la sua schiena candida sembrava risplendere alla tenue luce della luna. 

La ragazza rimase immobile, pur sapendo che lui la stava osservando, ma voleva prendersi una piccola pausa, per pensare alla prossima mossa. Poi lentamente, si voltò verso di lui, facendogli un sorriso triste. Sapeva fin troppo bene quanto fosse difficile vedere una persona amata sottobraccio a un’altra, quando l’unico desiderio era essere al posto di quella persona.

Il viso di Josephine era accuratamente truccato con un ombretto di uno spiccato argento brillante, sapientemente sfumato, che richiamava il colore dell’abito. Le sue ciglia sembravano estremamente lunghe e le sue labbra perfettamente profilate da un rossetto rosa perla, sembravano quasi finte da quanto erano perfette. I suoi capelli biondo cenere erano acconciati in un morbido chignon, tempestato da piccoli e brillanti punti luce. 

 «No, non conosco nessun Simon», le rispose serio, quasi infastidito nel costatare che di Sonia non sapeva poi molto. 

Si soffermò a guardare la sua amica da testa a piedi. . «Tu però, sembri proprio una extra terrestre conciata così», le parlò con un tono cordiale e scherzoso, per prenderla un po’ in giro.

Lei non si scompose, limitandosi a fargli una linguaccia prima di tornare seria. Per nulla infastidita, fu invece felice di riuscire a strappare un sorriso a Sergio. «Era richiesto abito da sera…» specificò, quasi a giustificarsi poi, con tono gentile, riprese a parlare di Sonia. «È veramente molto bella, con quei fini capelli neri e quegli occhi grandi e limpidi… tutta minuta e carina, sembra una delle mie bambole.» Sorrise, sapendo di aver lanciato una provocazione.

Sergio non si scompose, ma si voltò appena a fissare il bicchiere di champagne che aveva lasciato sul ripiano in marmo; lo guardava come se dovesse tener conto delle bollicine che raggiungevano la superficie.

 «Non lo bevi?» chiese lei, per cambiare argomento.

 «Non mi va», rispose, senza alzare lo sguardo dal bicchiere.

 «Questa festa è veramente ricca di personalità, ma io mi sono già stufata di parlare con tizio e caio. Bla, bla, sempre le stesse cose», cambiò nuovamente argomento lei.

Sergio voltò il viso, guardando verso la grande porta finestra alla sua sinistra, osservava le persone all’interno del grande salone, ma non le vedeva. «Già», si limitò a commentare.

 «Lei è da quella parte, in fondo a sinistra.» Così dicendo indicò con il dito il punto esatto dove si trovava Sonia, ma lui non guardò, invece abbassò nuovamente gli occhi sul bicchiere, perso nei suoi pensieri. 

 «Hai parlato con Cristian, ultimamente? Hai saputo che partirà per un viaggio lunghissimo? Mi stava elencando tutti i posti che vuole visitare, ma sono talmente tanti che secondo me si perderà e non tornerà più… oppure, se riesce a tornare, lo rivedremo, se tutto va bene, almeno fra un anno!» dichiarò, cercando un altro argomento per far distrarre il suo caro amico.

 «Sei mesi…» disse serio Sergio. «È uno dei nostri pacchetti dal nome: “6 mesi – Giro intorno al mondo”, ma lui lo farà con un costo extra, perché ha deciso di viaggiare sempre in prima classe e alloggiare solo in suite», spiegò, con poco entusiasmo.

 «Lo sapevi e mi hai fatto blaterare fino adesso!» lo stuzzicò nuovamente e, anche questa volta, riuscì a strappargli un sorriso. 

 «A te piace blaterare!» l’apostrofò lui divertito.

 «Questo è vero, ma non è galante!» Mise il broncio, ma per gioco, e Sergio lo sapeva.

 «Credo che parta per una delusione d’amore», commentò lui, con lo sguardo perso davanti a sé.

 «Parli di Cristian?» chiese incredula.

 «Ti ricordi quella sua ex paziente, quella giovane donna rimasta vedova che non si dava pace per la perdita del compagno tanto amato?» continuò lui, con tono neutro.

Lei annuì. «Mi sembra si chiamasse Claudia. Avevo immaginato che ci fosse un sentimento profondo sotto, ne parlava spesso e con grande trasporto. Credevo l’avesse aiutata a uscirne, che fosse finalmente serena.»

 «Sì, infatti, lei sta meglio, ma lui credo che si sia innamorato molto seriamente. Non è più una sua paziente e quindi ha cercato di farle la corte, l’ha invitata a uscire, ma lei nulla, gli ha detto di no.» 

 «Sì, lo so. Gli avevo dato io quel suggerimento, lo avevo spronato a fare un primo passo. Un invito a cena mi sembrava una buona idea, una cosa semplice e innoqua. Ora me ne pento…» precisò. «Allora parte per… dimenticare», concluse lei con tono triste. 

Lui sospirò, allora Josephine gli andò vicino e gli posò delicatamente una mano sul braccio, senza dire nulla. 

Sergio percepì il suo desiderio di confortarlo e le fu grato, rimanendo un pochino così, cullati dalla brezza della sera.

 «Lo so che fa male, ma piano piano ti abituerai a questa sensazione e imparerai a gestirla», gli disse piano, con voce gentile. «Fino a quando, un giorno, tutto sarà più facile.»

Sergio alzò lo sguardo negli occhi nocciola di lei, confuso e al contempo intenerito da quelle parole, dal suo atteggiamento. «A te è successo così? E quanto tempo ci hai messo per non amarmi più?» Era serio, voleva tanto sapere per quanto tempo lei aveva sofferto, ma quello che lesse nei suoi occhi lo trafisse di consapevolezza. 

Si era ingannato, si era illuso che la sua cara amica avesse superato l’infatuazione che gli aveva confessato anni prima, invece…

 «No Josephine, non dirmi che…» non riuscì a terminare la frase. 

Lei tolse la mano dal suo braccio e fece un piccolo passo indietro. 

Si guardarono intensamente negli occhi e, quello che vide Sergio, era un’espressione che conosceva bene. L’aveva già vista altre volte sul suo viso, sapeva che stava prendendo una decisione, stava valutando se mentire oppure dire la verità.

Quello che lui non sapeva era che, oltre all’indecisione se dire o no la verità, nella mente di Josephine stava prendendo forma una pazza idea.

Il viso di lei si illuminò: aveva deciso di agire! 

Con ritrovato entusiasmo si fece avanti, posò entrambe le mani sulle braccia di lui, molto probabilmente per stabilire un contatto. «Non pensarci Sergio. Ora sei tu quello triste e non è detto che tutti siano testardi come me», gli sorrise comprensiva. Afferrò il bicchiere di lui, bevve un sorso, quasi a volersi dare forza per andare avanti nel suo discorso. Era il momento del suo riscatto. «Ho pensato a una cosa…» asserì decisa.

Gli occhi di lei scintillavano mentre si mordeva il labbro, forse in un attimo di indecisione, ma durò un battito di ciglia, perché riprese subito a esporre il suo progetto con rinnovato vigore. 

Sergio ne fu spaventato e affascinato al contempo.

«Potremmo fare uno scambio di favori», proseguì più decisa che mai.  «Tu hai bisogno di una distrazione e di compagnia, insomma… di una notte di sesso! Però, non con qualche bella ragazza che verrebbe con te solo per il tuo aspetto o per il tuo cospicuo conto in banca e che magari poi, ti darebbe il tormento. Diciamocelo, troveresti solo questo genere di ragazze, qui, su due piedi…» deglutì prima di proseguire, ignorando gli occhi sgranati di lui. «Quindi, io ti propongo di stare con me, solo per questa notte, per quanto tempo vorrai, un’ora, due ore, come vuoi. Senza nessuno impegno futuro, promesso! 

In cambio, io avrò qualcosa che desidero da molto e, magari chissà… una volta ottenuta, potrebbe anche rompersi l’incanto e spezzare finalmente questo assurdo tormento. Saremo di nuovo e sinceramente solo amici!» dichiarò, apparentemente sicura e determinata.

 «Non dire sciocchezze!» balbettò lui, ancora frastornato da quella proposta.

Lei si fece seria, ma poi, un nuovo sorriso la illuminò. «Certo, hai ragione. C’è bisogno di un campione per testare la merce», asserì con quel tono che lui era sicuro usasse nelle trattative d’affari. 

Era veramente brava in quelle cose: trattare, mediare. Era un avvocato brillante, ma la sua specialità era la conciliazione per evitare le cause, trovando un punto comune che andasse bene a entrambe le parti. E, spesso, quella che lei rappresentava aveva la meglio, perché sapeva incantarti bene o, almeno, è così che dicevano tutti i suoi colleghi che invidiavano e rispettavano il suo talento. 

Josephine si avvicinò lentamente, poi allungò le braccia per stringerle intorno al collo di lui e gli depositò un tenero bacio sulle labbra.

Sergio rimase sorpreso, ma anche affascinato da quel suo lato provocante e sexy che non conosceva. Poi, tutto accadde in un attimo. Si sentì eccitato e, da quel casto bacio, volle di più: dischiuse le labbra e lei acconsentì con naturalezza, come se fosse più che lecito. 

Mentre si baciavano, Sergio si sentì inebriare dal quel profumo che, fino a quel momento, aveva solo percepito flebilmente ogni qual volta lei gli era accanto. Adesso, però era forte e intenso, tanto che ne rimase stordito. 

Appoggiò una mano sulla sua schiena, scoprendo di aver desiderato accarezzarla fin da quando l’aveva vista nuda accanto a lui; l’altra mano la posò sulla sua nuca, per avvicinarla ancor più a sé. In questo modo poté percepire benissimo i bei seni sodi di lei perché, con quell’abito fine, non c’era quasi barriera e, come lui aveva intuito, la ragazza non indossava il reggiseno.

Piano piano, ma con dolcezza, lei si scostò, ponendo fine a quel momento eccitante per entrambi.  «Fra quanto credi di riuscire a liberarti e lasciare questa festa?» gli chiese con tono neutro.

 «Non saprei…» rispose come un automa, ancora incredulo di ciò che era accaduto tra loro. 

 «Senti, io è sicuro che non riesco prima di mezz’ora. Facciamo così: ci vediamo fra un’ora a casa tua!» impartì gli ordini con determinazione, sapendo che non doveva dargli tempo di pensare o si sarebbe tirato indietro. 

Lei voleva andare a casa sua, voleva essere lì, anche se poi magari finiva tutto in nulla. Sapeva che, una volta soli a casa sua, avrebbe avuto qualche chance in più per fargli cambiare idea ma, se la respingeva in quel momento, tutto sarebbe andato perduto.

Sergio fece per dire qualcosa, ma lei lo precedette. «Non preoccuparti, è solo uno scambio di favori e ti prometto che domani sarà come ieri, nulla cambierà tra noi!» gli disse dolcemente allontanandosi da lui, lasciandolo ancora più confuso e interdetto.

Il ragazzo la osservò rientrare nel salone, avvicinare alcune persone e parlare. Girava per la stanza salutando qua e là, dando l’idea di fare di tutto per tagliare corto ogni conversazione. In alcuni casi si posò una mano sulla fronte, forse fingeva un mal di testa… poi, la perse di vista e allora decise che era il momento di muoversi. 

Si rese conto di essere indeciso se tornare a casa o fermare Sophy prima che facessero qualcosa di cui si sarebbe pentita per sempre. La loro amicizia era talmente speciale che non voleva perderla. 

Ogni volta che gli capitava qualcosa, di bello o di brutto, non vedeva l’ora di poterlo dire a lei, di parlarne con lei, di riderne insieme. Nel periodo in cui non si erano frequentati, gli era mancata veramente tanto e non voleva assolutamente ritrovarsi di nuovo in quella situazione.

Però, fermarla alla festa per spiegarle le sue ragioni, non gli sembrava una buona idea. Sarebbe andato a casa, l’avrebbe aspettata, gli avrebbe parlato con calma offrendole da bere. Sicuramente anche lei si sarebbe resa conto che, dopo aver fatto l’amore, tutto sarebbe inevitabilmente cambiato per sempre. L’avrebbe fatta ragionare e lei sarebbe stata d’accordo.

Però, gli dispiaceva veramente tanto sapere che l’amava ancora. Era stata brava a fingere, ora lui si rendeva conto di quanto fosse difficile…

Raggiunse il padrone di casa e, dopo un breve scambio di battute, si congedò. Quando fu in procinto di ritirare il cappotto dal guardarobiere, fu fermato da Carlo.

 «Ciao Sergio, vai già via?»

 «Sì», fu la semplice risposta.

 «Mi dispiace se è per causa nostra. Sapevamo che poteva succedere di incontrarci in questi eventi… la città è piccola!» dichiarò, sicuro di essere compreso.

Sergio scosse la testa. «No, tranquillo. Ho solo altri impegni per la serata.»

Carlo sorrise. «La fata argentata?» chiese malizioso, riferendosi a Josephine ma, quando lesse l’imbarazzo negli occhi del nuovo amico, cambiò tono. «Vi abbiamo visti sulla terrazza mentre… parlavate!»

 «Abbiamo?» chiese, ma non ebbe risposta e, in realtà, non la voleva, aveva già compreso. «Effettivamente non ha importanza… Sonia dov’è?»

 «In bagno!»

 «Un classico», sorrise e poi si congedò. «Salutamela. Ora devo proprio andare.»

 «Buona serata, ci sentiamo.» Carlo fece un cenno con la testa, che Sergio ricambiò. 

Ritirò il cappotto e, mentre lo infilava, vide con la coda dell’occhio Carlo che si riavvicinava a Sonia e, mettendogli una mano intorno alla vita, le bisbigliava qualcosa all’orecchio. Erano lontani, praticamente già dall’altra parte del salone e Sergio ne fu sollevato, poi uscì, lasciandosi la festa alle spalle.

continua…

***

ps: se fate i bravi… domani pubblico il seguito 😉

Buona serata, con tutto il mio cuore ❤

***

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20 pensieri su “Breve racconto – Josephine

  1. Pingback: …niente Parco! | LeggimiScrivimi il Blog di Tricoli Sara

  2. sensazioni stupende, attimi di confidenze, ricordi, bisbigli d’amore, tracce di un vissuto plasmato dalla delicatezza dei sentimenti, un bellissimo racconto, il tuo scrivere avvolge e conquista, proprio come una donna in abito da sera… 😉

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