Racconto: Il riscatto di Sophy

Questa storia partecipa a “Il club di Aven” ed è un proseguo (anche se non diretto, in mezzo c’è altro) di un paio di racconto già pubblicati.

Sta prendendo forma e se continuo così, racconto dopo racconto (più qualcosa che aggiungo ogni tanto), diventerà presto una cosa serio… Spero ti piaccia ^_^

Clicca sul  link più sotto se vuoi leggere anche gli altri racconti (se non l’hai già fatto) e scoprire chi sono Carlo e Simon, ma soprattutto chi è Sonia.

Altrimenti con un po’ di fantasia puoi anche leggere solo questo racconto…

buona lettura

… proseguo di: L’amore non esiste – Prima Parte e Seconda Parte e ora, il nuovo racconto:

Racconto:  Il riscatto di Sophy

di Sara Tricoli

«Ho conosciuto Sonia.» Disse una dolce voce femminile che proveniva dalla sua sinistra. Sergio era in terrazza con lo sguardo perso nell’orizzonte e le mani appoggiate al parapetto di marmo. Lui non si voltò, sapeva perfettamente a chi apparteneva quella voce, era della sua cara amica Josephine, per tutti semplicemente Jo e Sophy per lui; questo prima della “pausa” della loro amicizia, prima della dichiarazione, dopo la chiamava solo con il nome intero. 

Quando si erano conosciuti, poco più che adolescenti, lei si era presentata come faceva solitamente: «Mi chiamo Josephine, ma tutti mi chiamano Jo!»

Lui aveva aggrottato la fonte e aveva dichiarato, dopo aver riflettuto un attimo: «Non ti chiamerò mai come il cane che aveva mio nonno… Per me sarai Sophy!» 

Lei aveva riso e da quel momento erano diventati migliori amici. Josephine adorava essere chiamata Sophy, soprattutto da Sergio.

«Si sta proprio bene qui, da questa terrazza c’è un panorama meraviglioso e quest’aria fresca dona un po’ di ristoro. Dentro è decisamente troppo affollato. Ho conosciuto anche Carlo, mi sembra una buona persona. Stavo parlando con Piero e si sono avvicinati per salutarlo. Poi Carlo si è messo a parlare con Piero e io, dopo un momento decisamente imbarazzante, ho deciso di presentarmi a Sonia. Sapevo benissimo chi era, ma ho fatto finta di nulla. Insomma mi sono presentata e lei ha trovato veramente delizioso il mio nome e mi ha chiesto se i miei avessero origini francese. Allora io le ho raccontato che il mio nome viene dall’ossessione che mia madre ha per le sorelle March. Lei ha riso raccontandomi di un suo amico, che si chiama Simon come quello dei Duran Duran, per la passione della madre per quel gruppo. Forse lo conosci anche tu?» Quando Jo iniziava a parlare non la finiva più e se la ignoravi era anche peggio, quindi Sergio decise di girarsi verso di lei e darle retta.

Rimase sorpreso nel vederla avvolta da un affascinante abito da sera argentato. Lungo fino a terra, che le lasciava tutta la schiena scoperta, perché l’unico sostegno era il nodo dietro al collo. Josephine era appoggiata alla balaustra con i gomiti, leggermente piegata in avanti e osservava il paesaggio. La sua schiena candida sembrava risplendere alla tenue luce della luna. 

Josephine rimase un pochino in quella posa a contemplare il panorama, prendendo una piccola pausa e poi lentamente si voltò verso di lui facendogli un sorriso triste. Lei sapeva quanto doveva essere difficile vedere una persona amata sotto braccio a un altro, quando l’unico desiderio era: essere al posto di “quell’altro”.

Il viso di Josephine era accuratamente truccato con un ombretto di uno spiccato argento brillante sapientemente sfumato che richiamava il colore dell’abito. Le sue ciglia sembravano estremamente lunghe e le sue labbra perfettamente profilate da un rossetto rosa perla, sembravano quasi finte, erano perfette.

I suoi capelli biondo scuro erano acconciati in un morbido chignon tempestato da piccoli  e brillanti punti luce. 

«No, non conosco nessun Simon. » Disse serio, quasi infastidito nel costatare che di Sonia non sapevo poi molto. Poi però aggiunse con un tono più cordiale e scherzoso per prenderla un po’ in giro: «Tu però, sembri proprio un extra terrestre conciata così.» 

Lei non si scompose, si limitò a fargli una linguaccia e poi tornò seria. Per nulla realmente infastidita, fu invece felice di riuscire a strappare un sorriso a Sergio.

«Si esigeva abito da sera… » Specificò quasi a giustificarsi, poi con tono gentile riprese a parlare di Sonia: «È veramente molto bella, con quei fini capelli neri e quegli occhi grandi e limpidi… tutta minuta e carina… sembra una delle mie bambole. » Sorrise sapendo di aver lanciato una provocazione, ma Sergio non abboccò. Si voltò appena a fissare il bicchiere di champagne che aveva lasciato sul ripiano in marmo, come se dovessero tener conto delle bollicine che raggiungevano la superficie.

«Non lo bevi?» Chiese lei per cambiare argomento.

«Non mi va.» Rispose senza alzare lo sguardo dal bicchiere.

«Questa festa è veramente ricca di personalità, ma io mi sono già stufata di parlare con “tizio e caio”. Bla, bla, sempre le stesse cose.» Cambiò nuovamente argomento lei.

Sergio voltò il viso guardando verso la grande porta finestra alla sua sinistra. Osservava le persone all’interno del grande salone, ma non le vedeva. «Già.» Si limitò a commentare.

«Lei è da quella parte, in fondo a sinistra. » Le indicò con il dito il punto esatto dove si trovava Sonia, ma lui non guardò, invece abbassò nuovamente gli occhi sul bicchiere, perso nei suoi pensieri. 

«Hai parlato con Piero ultimamente? Hai saputo che partirà per un viaggio lunghissimo? Mi stava elencando tutti i posti che vuole visitare, ma sono talmente tanti che secondo me si perderà e non tornerà più… oppure, se riesce a tornare, lo rivedremo forse almeno fra un anno!» Dichiarò cercando un altro argomento per far distrarre il suo caro amico.

«Sei mesi.» Disse serio Sergio. «È uno dei nostri pacchetti “giro intorno al mondo in 6 mesi”, ma lui lo farà con un costo extra, perché ha deciso di viaggiare sempre in prima classe e alloggiare solo in suite.» Spiegò con poco entusiasmo.

«Lo sapevi e mi hai fatto blaterare fino adesso!» Lo stuzzico nuovamente e questa volta riuscì a strappargli un sorriso. 

«A te piace blaterare!» L’apostrofò lui divertito.

«Questo è vero, ma non è galante!» Mise il broncio, ma per gioco e Sergio lo sapeva.

Josephine gli andò vicino e gli posò delicatamente una mano sul braccio senza dire nulla. 

Lui percepì il suo desiderio di confortarlo e le fu grato. Rimasero un pochino così, cullati dalla brezza della sera.

«Lo so che fa mele, ma piano piano ti abituerai a questa sensazione e imparerai a gestirla.» Gli disse piano, con voce gentile. «Fino a quando un giorno tutto sarò più facile.»

Sergio alzò lo sguardo negli occhi nocciola di lei, confuso da quelle parole, e gli chiese: «A te è successo così? E quanto tempo ci hai messo a non amarmi più?» Era serio, voleva tanto sapere per quanto tempo si sarebbe sentito così straziato; ma quello che lesse negli occhi di lei lo trafisse di consapevolezza. 

Si era ingannato, si era illuso che la sua cara amica avesse superato quell’infatuazione che gli aveva confessato anni prima… invece…

«No Josephine, non dirmi che…» non riuscì a terminare la frase. 

Lei tolse la mano dal suo braccio e fece un piccolo passo indietro. Si guardarono intensamente negli occhi e quello che vide lui era un’espressione che conosceva bene: l’aveva già vista altre volte, mai rivolta a lui, ma sapeva che stava decidendo se mentire oppure dire la verità.

Quello che Sergio non sapeva era che, oltre all’indecisione se dire o no la verità, nella mente di Josephine stava prendendo forma una strana idea.

Il viso di lei si illuminò, aveva deciso di agire. Con ritrovato entusiasmo si fece avanti, posò entrambe le mani sulle braccia di lui, molto probabilmente per stabilire un contatto e gli disse con tono comprensivo: «Non pensarci Sergio. Ora sei tu quello triste e non è detto che tutti siano testardi come me. » Gli sorrise, poi afferrò il bicchiere, bevve un sorso e lo posò nuovamente al suo posto. Quasi volesse darsi forza per andare avanti e la trovò: era il momento del suo riscatto. «Ho pensato a una cosa…»

Gli occhi di lei scintillavano mentre si mordeva il labbro, forse ancora un attimo di indecisione, ma durò un battito di ciglia, perché riprese subito a esporre il suo “progetto”   con rinnovato vigore. Sergio ne fu spaventato e affascinato al contempo.

Lei proseguì più decisa che mai: «… potremmo fare uno scambio di favori. Tu hai bisogno di una distrazione e di compagnia… Insomma di una notte d’amore, ma non con qualche bella ragazza che verrebbe con te solo per il tuo aspetto o per il tuo cospicuo conto in banca. Diciamocelo, troveresti solo questo genere di ragazze, qui, su due piedi. » Deglutì prima di proseguire ignorando gli occhi sgranati di lui. «E poi chissà potrebbe esser una scocciatrice… Io ti propongo di stare con me, solo per questa notte, per quanto tempo vorrai e senza nessuno impegno futuro, promesso! E in cambio io avrò qualcosa che desidero da molto e magari chissà… una volta ottenuta, potrebbe anche rompersi l’incanto e spezzare finalmente questo assordo tormento. Saremo di nuovo e sinceramente solo amici! » Disse apparentemente sicura e determinata.

«Non dire sciocchezze…» Balbettò lui ancora frastornato da quella proposta.

Lei si fece seria, ma poi un nuovo sorriso la illuminò. «Certo hai ragione. C’è bisogno di un campione per testare la merce. » Gli disse con quel tono che lui era sicuro usasse nelle trattative d’affari. Era veramente brava in quelle cose: trattare, mediare. Era un avvocato brillante, ma la sua specialità era la conciliazione. Evitare le cause, trovando un punto comune che andasse bene a entrambe le parti. E spesso quella che lei rappresentava aveva la meglio, perché lei sapeva “incantarti bene”. Così dicevano tutti i suoi colleghi che invidiavano e rispettavano il suo talento.

Jo si avvicinò lentamente, poi allungò le braccia  per stringerle intorno al collo di lui e gli depositò un tenero bacio sulle labbra.

Sergio rimase sorpreso, ma anche affascinato da questo suo lato provocante e sexy che non conosceva. Poi tutto accadde in un attimo, si sentì eccitato e da quel casto bacio volle di più: dischiuse le labbra e lei acconsentì con naturalezza, come se fosse più che lecito. Mentre si baciavano Sergio si sentì inebriare dal quel profumo che fino a quel momento aveva solo percepito flebilmente e ne rimase stordito; appoggiò una mano sulla sua schiena e scoprì di aver desiderato accarezzarla fin da quando l’aveva vista nuda accanto a lui. E con l’altra mano le cinse la nuca per avvicinarla ancor più a sé. In questo modo poté percepire benissimo i bei seni sodi di lei, perché con un abito così fine non c’era quasi barriera e come lui aveva intuito, la ragazza non indossava il reggiseno.

Piano piano, ma con dolcezza lei si scostò, ponendo fine a quel momento eccitante per entrambi e con tono neutro gli chiese: «Fra quanto credi di riuscire a liberarti e andar via dalla festa?»

«Non saprei…» rispose come un’automa ancora incredulo di ciò che era accaduto tra loro. 

«Senti io è sicuro che non riesco prima di mezz’ora. Facciamo così: ci vediamo fra un’ora a casa tua!» Impartì gli ordini con determinazione. Sapeva che non doveva dargli tempo di pensare o avrebbe annullato tutto. Lei voleva andare a casa sua, voleva essere lì e anche se lui poi si sarebbe tirando indietro, avrebbe avuto qualche chance in più per fargli cambiare idea; ma se la respingeva in quel momento, tutto sarebbe andato perduto.

Sergio fece per dire qualcosa, ma lei lo precedette. «Non preoccuparti Sergio, è solo uno scambio di favori e ti prometto che domani sarà come ieri, nulla cambierà tra noi.» Gli disse dolcemente allontanandosi da lui, lasciandolo ancora più confuso e interdetto.

Sergio la osservò rientrare nel salone, avvicinare alcune persone e parlare. Girava per la stanza salutando qua e là, sembrava proprio fare di tutto per tagliare corto ogni conversazione. In alcuni casi si posò una mano sulla fronte, forse fingeva un mal di testa… Poi la perse di vista e allora decise che era il momento di muoversi. 

Si rese conto di essere indeciso se tornare a casa o fermare Sophy prima che facessero qualcosa di cui pentirsi per sempre. La loro amicizia era talmente speciale che non voleva perderla. Ogni volta che gli capitava qualcosa (di bello o di brutto), non vedeva l’ora di poterlo dire a lei, di parlarne con lei, di riderne sdrammatizzandone o… Insomma, nel periodo in cui non si erano frequentati gli era mancata veramente tanto e non voleva assolutamente ritrovarsi nuovamente in quella situazione.

Però, fermarla qui, alla festa per spiegarle le sue ragioni non gli sembrava una buona idea. Sarebbe andato a casa, l’avrebbe aspettata, gli avrebbe parlato con calma offrendole da bere e poi lei sicuramente si sarebbe resa conto che dopo aver fatto l’amore, tutto sarebbe cambiato per sempre. L’avrebbe fatta ragionare e lei sarebbe stata d’accordo.

Però gli dispiaceva veramente tanto sapere che l’amava ancora. Era stata brava a fingere, ora lui si rendeva conto di quanto fosse difficile… e doloroso.

Raggiunse il padrone di casa e dopo un breve scambio di battute, si congedò. Mentre era in attesa che gli venisse restituito il soprabito dal guardarobiere fu raggiunto da Carlo.

«Ciao Sergio, vai già via?»

«Sì.» Fu la semplice risposta.

«Mi dispiace se è per causa nostra. Sapevamo che poteva succedere di incontrarci in questi eventi. La città è piccola!» Dichiarò sicuro di essere compreso.

Sergio scosse la testa. «No, tranquillo. Ho solo altri impegni per la serata.»

Carlo sorrise: «La fata argentata?» Chiese malizioso riferendosi a Josephine. Però lesse l’imbarazzo negli occhi del nuovo amico e proseguì serio: «Ti abbiamo visto sulla terrazza mentre… parlavate!»

«Abbiamo?» Chiese, ma non ebbe risposta e in realtà non la voleva, infatti aggiunse: «Effettivamente non ha importa… Sonia dov’è? »

«In bagno!»

«Un classico.» Sorrise e poi si congedò: «Salutamela mi raccomando. Ora devo proprio andare.»

«Buona serata e ci sentiamo presto. » 

Carlo fece un cenno con la testa, che Sergio contraccambiò. 

Ritirò il cappotto dal guardarobiere e mentre lo infilava vide con la coda dell’occhio Carlo che si riavvicinava a Sonia e mettendogli una mano intorno alla vita le bisbigliava qualcosa all’orecchio. Erano lontani, praticamente già dall’altra parte del salone e Sergio ne fu sollevato. Poi uscì, lasciandosi la festa alle spalle.

… continua …

p.s.: In realtà quelle che accadrà a  casa di Sergio è già scritto… ti interessa, vuoi leggerlo? Fammi sapere 😉

 

8 pensieri su “Racconto: Il riscatto di Sophy

    • Ciao Gianni, grazie per la tua visita ^_^ e soprattutto per avermi letto…
      I tuoi commenti sono sempre importanti per me ❤
      Effettivamente questo racconto, partito per gioco, sta prendendo forma nei miei ritagli di tempo… Sinceramente sto unendo varie storie che ho intenzione di intrecciare e farne un libro… Chissà dove mi porteranno tutti questi personaggi e la loro vita ^_^ Sono curiosa di saperlo anch'io…
      Ancora tante grazie per esserci ❤

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