Racconto: Viaggio, verso il suo Universo!

Questo racconto partecipa al Il Club di Aven

I temi sono due: “Viaggiare” (scelto da Federica) e “Universo” (scelto da me)

Attenzione questo racconto è il seguito di Il mondo dei Timbrati segui il link oppure scorri verso il basso e trovi la prima parte

Racconto: Sei il mio Universo

di SaraTricoli

Brayan aveva ormai perso la speranza, sarebbe rimasto in quella miniera per il resto della sua vita, ma non gli importava, era rassegnato già da tempo… Però, avrebbe tanto voluto sapere come se la cavava Layla, se era riuscita nel suo intento. Non gli importava scoprire se si era dimenticata di lui o se avesse rinunciato a liberarlo perché troppo pericoloso, in fin dei conti era stato lui stesso a suggerirglielo; voleva solo che lei fosse serena e che vivesse una vita dignitosa. Insomma avrebbe almeno voluto sapere se lei era finalmente: libera e felice.

Erano trascorsi circa tre mesi dalla sua scomparsa e non aveva avuto nessuna notizia… Scoperta la fuga della prigioniera i Jailers, lo avevano più volte interrogato, anche in maniera dura, ma lui non aveva detto nulla. Si era sempre rifugiato nel silenzio e nella stessa semplice dichiarazione: “Non so dove sia finita quella stupida ingrata!”. Era prigioniero da così tanto tempo che non destava poi molti sospetti e presto lo lasciarono tornare alla sua solita routine.

Brayan sollevò una pietra rossa molto grossa e la depositò faticosamente nel carrello. Questa era l’ultima, ora poteva portare fuori il carrello, per oggi aveva finito, era l’ultimo carico. Percorrendo quell’ultimo viaggio verso l’ingresso pregustava la vista del cielo stellato e della luna. Lui non aveva mai apprezzato molto quelle cose, per lo più amava prendere una boccata d’aria fresca. Però, quando era entrato in confidenza con Layla, dopo aver vissuto un po’ con lei, era rimasto affascinato dai suoi racconti sul mondo fuori dalla miniera. Lei gli aveva parlato dei villaggi che aveva visitato, dei Timbrati buoni, quelli che vivevano fuori dalle mure della Grande Città. Gli aveva parlato delle foreste, dei laghi, del grande mare al di là del deserto. Gli aveva raccontato cose meravigliose sull’universo, sulle costellazioni, sulla luna. A poco a poco Brayan aveva imparato a distinguere alcune di quelle costellazioni e aveva imparato ad apprezzare la bellezza del firmamento, che lo incantava e lo affascinava… Brayan aveva imparato a sognare e desiderava viaggiare, esplorare, conoscere…

Pochi passi ancora e quel disco grande e luminoso lo avrebbe accolto, quel cerchio perfetto circondato da un manto blu scuro tempestato di luci preziose, lo avrebbe fatto nuovamente viaggiare con la fantasia. Lui si sarebbe incantato a contemplarlo e con la mente lo avrebbe raggiunto per sentirsi… Pochi passi ancora e il profumo dell’aria lo avrebbe accolto e lui cedendo il carrello all’inserviente di turno, sarebbe stato finalmente libero, anche se solo per poco.

Quella sera, però, qualcosa era diverso…

Giunto fuori il cielo era coperto, la luna non si vedeva e nemmeno le stelle. Nell’attesa di riavere il proprio carrello, Brayan si guardò intorno e vide le colline poco distanti, piene di alberi dove potersi nascondere e sentì quasi l’impulso di tentare… provare a scappare.

“Chissà lei come faceva a scambiarsi messaggi con le persone nascoste sulla collina.” Si sorprese a pensare.

Rimase basito dal suo stesso pensiero e divenne triste. Guardò il cielo carico di nuvole e si sentì il cuore straziato: voleva rivedere Layla. Era inutile sognare l’universo e i viaggi, era lei il suo più bel viaggio ed era sempre lei il suo intero universo, non aveva bisogno d’altro per essere felice, per sentirsi libero, se non essere sempre e comunque il suo “schiavo”.

Soffocò a fatica l’impulso di correre via. Sarebbe morto subito. Anche ammesso che fosse riuscito a fuggire, non sarebbe sopravvissuto, lui non sapeva nulla del mondo!

Gli venne restituito il carrello, dentro come ogni sera c’era un secchio d’acqua per lavarsi e la sua cena. L’afferrò avviandosi verso la sua prigione: la miniera; ma un passo prima di entrarvi fu fermato da una voce.

«Ehi tu, aspetta!» Gli venne ordinato e lui si fermò.

Voltandosi vide che da sopra un soppalco due uomini lo stavano osservando. Non si era accorto di quelle persone e tra sé benedisse il suo autocontrollo, se fosse fuggito lo avrebbero ripreso subito e magari ucciso.

Dopo aver parlottato tra loro un po’, uno dei due, un uomo molto basso e minuto, gli si fece vicino, lo squadrò dall’alto in basso e gli chiese: «Sei abituato a lavorare di notte e di giorno?» Lui annuì incredulo, aveva usato le sue stesse parole.  L’uomo lo squadrò ancora un po’ e infine rivolgendosi al collega che era rimasto sul soppalco gli disse: «E sì , questo dovrebbe andare bene per la signora Layla, basta dargli una bella ripulita e corrisponde proprio.»

Brayan non disse nulla, né mutò l’espressione del volto per non tradirsi. Alzò solo un po’ lo sguardo verso il cielo e vide la luna, faceva capolino da dietro una nuvola, forse era uscita per salutarlo… perché lui stava per iniziare un viaggio, un meraviglioso viaggio verso il suo Universo!

Continua…

Racconto: Il mondo dei Timbrati 

di Sara Tricoli

« Cosa hai detto? Sei impazzita? » 

« No, hai capito bene, me lo faranno questa notte.»

« Ti scopriranno, si vedrà che è appena fatto! »

« Per questo ti sto avvisando, perché rimarrò nascosta per una settimana. Hanno trovato un modo per farlo invecchiare così non si vede che è finto. » Layla era proprio su di giri, mentre Brayan era spaventatissimo. 

Bisbigliavano mentre continuavano a lavorare senza fermarsi; non potevano, altrimenti avrebbero attirato i Jailers, i loro carcerieri. In quel tratto di caverna c’erano solo loro due, ma la paura di essere uditi li faceva comunque tremare.

«Ti farai ammazzare!» Sentenziò lui.

« Vedrai, dopo, sarà tutto meraviglioso. Ti prenderò come mio schiavo e potremo finalmente fare una bella vita. » La ragazza gli sorrise e i suoi denti bianchi scintillarono in contrasto alla pelle ricoperta dalla polvere mista tra il rosso e il marrone. I suoi occhi azzurri erano due fari brillanti che turbavano sempre il cuore di Brayan. 

Lui lo sapeva, lo aveva sempre saputo: lei non era destinata a rimanere nella caverna per tutta la vita; era destinata a qualcosa di più grande e forse, questa volta, la sua vita avrebbe effettivamente preso la svolta che doveva.

« Non sarò mai il tuo schiavo! » dichiarò facendole una boccaccia mentre sollevava una grossa pietra rossa per metterla dentro il carrello. 

Erano lì con il compito di estrarre le Rosse, carburante indispensabile per alimentare il meraviglioso mondo dei Timbrati. Per ogni Timbrato c’erano almeno 10 schiavi che lavoravano incessantemente, soddisfacendo ogni loro desiderio e poi c’erano i carcerati che, chiusi dentro le caverne, estraevano le Rosse.

« Che scemo, lo sai che sarà solo per finta. Non potrei mai darti ordini e maltrattarti, ti amo troppo e soprattutto ti rispetto. » Layla si era fermata per guardarlo intensamente e per sottolineare la sua dichiarazione. 

Lui per un attimo perse il controllo e facendo uno scatto in avanti la strinse a sé baciandola con trasporto, poi altrettanto repentinamente la staccò, riprendendo subito a lavorare dicendole in un sussurro: « Tanto lo sai che sono e sarò sempre il tuo schiavo comunque. » Le sorrise e le fece l’occhiolino sollevando un’altra pietra. 

Lavorarono  intensamente per un altro paio di ore, senza dire più nulla. Non c’era altro da dire. Man mano che il livello di pietre saliva, cresceva anche la tensione. 

Quando il carrello fu pieno, Brayan fece un cenno a Layla dicendole: « È ora, vai e goditi la luna. » Mandava sempre lei fuori a portarlo, non era un compito difficile, il carrello sulle rotaie scivolava bene e non richiedeva grande sforzo. Però portarlo fuori voleva dire poter vedere il cielo e respirare aria pulita per quasi 10 minuti; il tempo che gli inservienti impiegavano a svuotarlo. 

Quell’uscita, però, sarebbe durata di più…

Lui non avrebbe mai avuto il coraggio di scappare. Aveva circa 4 anni più di Layla ed era forte e robusto, ma viveva nella caverna da quando era poco più che un bimbetto, si era ormai rassegnato alla sua vita da carcerato. Quando gli era stata affidata lei, un anno prima, per insegnare il mestiere, gli era stato subito chiaro che non si sarebbe mai piegata. Layla aveva una luce negli occhi, un carattere da leader che non si potevano spegnere. Era sicuro che un giorno o l’altro quella ragazza avrebbe trovato il modo di liberarsi. 

Lui sapeva che ci sarebbe riuscita, ma aveva tanta paura le capitasse qualcosa.

Layla gli passò accanto prendendo il suo posto dietro al carrello, intanto bisbigliò: « Ci vediamo tra una settimana.»

« No! » le disse lui allarmato afferrandola per un braccio per dare più enfasi alle sue parole. La lasciò subito, non era permesso il contatto fisico, ogni volta era un rischio. Fece un respiro e con tono categorico le disse: «Sarebbe sospetto, ti riconoscerebbero. I tuoi occhi non passano inosservati. Non venire qui, non farti più vedere qui. Fai passare più tempo e poi manda un tuo schiavo a cercare un uomo grande e robusto per la tua difesa personale. Un uomo che sia abituato al buio, abituato a lavorare di notte e di giorno. Cerca di descrivermi senza indicarmi. Se il destino è dalla nostra parte, sceglieranno me. Altrimenti, vivi libera anche per me. Pensa a sopravvivere e dimenticami! »

Lei fece un sorriso amaro, sapeva fin troppo bene che aveva ragione. Annuì salutandolo con lo sguardo. Sentì il cuore straziarsi, ma non era il momento di lasciarsi andare.

Iniziò a camminare mentre con la mente ripassava il piano: portare fuori il carrello, chiedere al ragazzo – che si era tanto “lavorata” con tutta la civetteria che era riuscita a inventarsi – di potersi pulire il viso nel laghetto vicino all’ingresso. Lui l’avrebbe seguita, sperando in qualcosa e lei lo avrebbe stordito. Sarebbe scappata. Avrebbe scalato la collina a ovest nascosta dalla boscaglia, la stessa collina che era stata la sua casa, e lì avrebbe incontrato chi avrebbe cambiato per sempre la sua vita. Un timbro, un semplice timbro sul braccio e tutto sarebbe mutato. L’avrebbero nascosta, lavata e nutrita per una settimana e poi lasciata davanti alle mure di una città lontana con qualche graffio. Lei avrebbe finto di essere stata rapita, di essere riuscita a scappare, ma di aver perduto la memoria. 

Il timbro l’avrebbe salvata!

Sarebbe stata accolta, accudita. Gli avrebbero assegnato un alloggio e degli schiavi. Sarebbe stata inserita nel mondo dei Timbrati e nessuno avrebbe sospettato nulla. Era già parecchio tempo che accadevano rapimenti di quel genere.

In cambio di questa salvezza avrebbe dovuto aiutare la “resistenza” a salvare altri. Lo avrebbe fatto comunque, anche se non avesse dovuto sdebitarsi. 

Layla era convinta che prima o poi un gruppo di infiltrati avrebbe costituito un esercito e preso il comando, impadronendosi del potere e cancellando i soprusi dei Timbrati. 

Tutti avrebbero dovuto lavorare, dignitosamente, fare la loro parte e tutti avrebbe avuto diritto di vivere in libertà.

Layla spingeva il carrello fino all’apertura e vedeva, vedeva già un futuro migliore… ci sarebbero volute forse due generazioni, ma lei lo vedeva… sarebbe accaduto!

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