Racconto: Regina Re

Questa storia partecipa alla ventunesima challenge del Circolo di scrittura creativa Raynor’s Hall. Il tema estratto per questo mese è “Regina”

Racconto:

Regina Re

di Sara Tricoli

«Nome e Cognome » chiese l’impiegato.

«Regina Re » 

Il ragazzo alzò la testa dal modulo che stava iniziando a compilare. Aveva chiamato il numero 21 e ormai esausto dopo una lunga e difficoltosa mattinata, aveva in automatico iniziato a compiere i soliti gesti; ma quel nome e quella voce lo avevano incuriosito e quindi si trovò a osservare il volto di chi aveva di fronte, anche per comprendere se era oggetto di uno scherzo.

La fanciulla non sembrava stesse scherzando, lo fissava con i suoi grandi occhi azzurri cercando di nascondere un leggero imbarazzo. Dopo un lungo momento di silenzio, con un piccolo sbuffo spazientito, tipico di chi ha dovuto sempre ripetere la stessa cosa, parlò decisa: «Sì è la verità. Io mi chiamo Regina Re, sono il mio nome e il mio cognome e per questo sono qui. Voglio cambiare uno dei due o entrambi » e dopo una leggera pausa aggiunse: «È un mio diritto! »

Il ragazzo le fece cenno di accomodarsi sulla sedia difronte a lui, dall’altra parte della scrivania. Cercò di rilassare le spalle per assumere un atteggiamento cordiale, come gli era stato insegnato nel corso da lui ribattezzato: “come trattare persone scontrose”. 

La ragazza si accomodò sedendo sulla punta della sedia e rimanendo comunque molto tesa.

Lui la osservò: un abbigliamento molto formale, i capelli biondo cenere racconti in uno chignon e quella posa con la schiena dritta e il mento leggermente alzato, gli trasmise regalità, pensò di avere di fronte una vera Regina o forse… una ballerina. Il portamento era quello! 

Ufficialmente lui era stato incaricato di indirizzare le persone nel giusto ufficio pre-compilando le varie richieste. Ufficiosamente invece, cosa che il suo capo gli aveva fatto capire molto bene, per “filtrare” eventuali perdite di tempo, incoraggiando il maggior numero di persone possibile a lasciar perdere, soprattutto in casi dove era subito chiaro che la risposta sarebbe stata negativa. Così il lavoro si sarebbe alleggerito!

Ernesto stava svolgendo molto bene il suo compito, sembrava proprio saperci fare con le persone, nonostante la giovane esperienza riusciva spesso a risolvere questioni senza l’aiuto di nessuno. Ormai si era ben convinto delle sue capacità persuasive e con fare professionale iniziò a ripetere una frase detta e ridetta scandendo molto bene ogni singola parola:  «Mi dispiace contraddirla signorina, ma la devo informare che non esiste un diritto al cambiamento del nome e/o del cognome; si tratta, invece, di un provvedimento soggetto alla discrezionalità dell’autorità competente la quale non solo dovrà ritenere la richiesta meritevole di tutela, ma dovrà anche verificare che non vi sia conflitto con situazioni giuridiche facenti capo a terzi o che non sussistano esigenze di pubblico interesse tali da giustificare il rigetto della domanda. » Un sorriso cordiale si dipinse sulle sue labbra, ma quello che accadde dopo lo fece sparire immediatamente.

Regina dopo averlo fissato per un lungo momento, come a voler comprendere meglio cosa gli aveva appena detto, scoppio in un pianto disperato.

Ernesto ne fu sconvolto, ogni sua convinzione sparì, non gli era mai capitato prima e per di più nessuno gli aveva mai spiegato cosa dovesse fare in casi simili. Riuscì solo a farfugliare confuso: «Ma no, non faccia così, non pianga. Secondo me, il suo nome le si addice e anche molto… » si frugò nella tasca per tirare fuori un fazzoletto e lo porse alla ragazza. Che scena assurda, aveva fatto questo gesto praticamente in automatico, probabilmente per colpa dei troppi film romantici visti con la sua ex, che lo obbliga alle “Serate Maratona Romance”, come le chiamava lei.

Regina fissò il fazzoletto e dal pianto passò al riso. Ernesto imbarazzato ritrasse mano e fazzoletto per rimetterselo lesto in tasca, visibilmente imbarazzato.

Lei si ricompose, ma ormai il suo cipiglio e la sua tensione era svanita. Con un bel sorriso disse: «Ha ragione, il mio nome non è certo comune e non le dico che prese in giro da piccola… ma tutto sommato mi ci sono abituata. » Sollevò un pochino le spalle prima di proseguire: «È il cognome che in realtà vorrei cambiare, ma mio padre ci rimarrebbe molto male… e anche se prendessi quello di mia madre, non è che migliorerei le cose. » Si sporse un pochino in avanti e confidò: «Rubino. Capisce: da Regina Re a Regina Rubino… ma si rende conto cosa devo sopportare ogni volta che mi chiedono… » la ragazza continuò a raccontando molti aneddoti e ridendo ad alcuni di essi, di una risata cristallina e sincera, riuscì ingenuamente a coinvolgere Ernesto. Il ragazzo scopri nascere dentro di sé il desiderio di conoscere sempre più quella strana e mutevole creatura.

I minuti passarono tra chiacchiere e risate, quando si sentì una voce arrivare dalla porta dell’ufficio: «Ernesto noi andiamo a pranzo, tu che fai? » Era un collega che annunciava così la pausa pranzo. Il ragazzo si sporse a guardare il monitor per verificare se in sala d’attesa ci fosse qualcun altro, notò con sollievo che era vuota, allora fece un cenno al collega, invitandolo ad andare via, come spesso gli capitava di fare quando aveva ancora pratiche da sbrigare e quello si dileguò.

«Mi scusi le ho fatto fare tardi, » disse arrossendo un pochino Regina e si alzò dalla sedia.  Ernesto fu lesto a fare altrettanto dicendo: «No, si figuri, anzi, non abbiamo ancora finito di compilare i moduli e… » cosa poteva dirle per trattenerla? Aveva forse la speranza che lei sarebbe stata volentieri ancora in sua compagnia? Lui era un ragazzo di media bellezza, di media altezza, mediamente sicuro di sé e discretamente tranquillo. Lei invece sembrava così piena di vita ed era anche molto bella.

«Ha ragione, ma se deve andare a pranzo con i suoi colleghi… » lasciò cadere lei.

Ernesto parve percepire un certo interesse e ricordandosi delle molte volte in cui si era lasciato sfuggire un’occasione, rimpiangendola poi e dandosi dello stupido, decise di giocarsi le sue carte e sperare per il meglio.

«Facciamo così » disse ostentando una sicurezza che in realtà non aveva, «Se lei mi promette di tenermi compagnia per pranzo quando avremo finito, allora possiamo procedere e compilare il modulo per la sua richiesta. » Cercò di sostenere lo sguardo di lei e di non cedere alla tentazione di abbassarlo imbarazzato. Regina sembrava riflettere e questo poteva essere un buon segno, ma solo quando la vide accennare un sorriso e la sentì pronunciare la parola: «Promesso », solo allora Ernesto sentì esplodergli il cuore nel petto. 

Sorridendo felice, come forse non avrebbe dovuto fare per non essere troppo trasparente, gli fece cenno di accomodarsi e riprese a compilare il modulo prima di accompagnarla a quello che sarebbe stato solo il primo di tanti pranzi… e cene.. e uscite…



ps: stavo cercando un’immagine nel web quando mi sono imbattuta in questa foto… non ci volevo credere: sono proprio Regina ed Ernesto ^_^ 

14 pensieri su “Racconto: Regina Re

    • Grazie mille ^_^
      Sono felice ti sia piaciuta. Devo ammettere che non so da dove sia uscita… chissà perché ho pensato a Regina come a un nome proprio, io che adoro le favole… boh! Comunque, per quanto riguarda i nomi drammatici, hai ragione, infatti Ernesto la convincerà a lasciar perdere la modifica ^_^
      Un abbraccio ❤

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  1. Pingback: Racconti XXI challenge – Regina – Raynor's Hall

    • Beh come ho già detto, non ho ben presente come mi sia venuta in mente questa “parentesi” di vita…
      però la cosa strana è che tutto è partito da lei e invece revisionando lo scritto, piano piano, lui ha preso il sopravvento diventando sempre più protagonista. Penso poi che si sia innamorato di lei mentre lo creavo 😅

      Piace a 1 persona

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