Capitolo tredicesimo – IL DOVERE

Nota importante: La storia non è editata da professionisti, nasce con poche pretese. Una piccola fantasia che, se vorrai, ti terrà compagnia per un po’. Buona lettura ^_^

Prologo
Capitolo primo  –  Capitolo secondo  –  Capitolo terzo – Capitolo quarto – Capitolo quinto – Capitolo sesto – Capitolo settimo – Capitolo ottavo e nono – Capitolo decimo – Capitolo undicesimo – Capitolo dodicesimo

Capitolo tredicesimo – IL DOVERE (prima parte)

Il giorno di Natale, compleanno di tutte le Vedenti era grande festa, come gli aveva spiegato Luca tempo addietro. Pranzo, balli, tante persone venute da ogni dove per incontrarle, per conoscerle, per ringraziarle. Era l’unico giorno dell’anno in cui le porte della Corte erano aperte a tutti. In giardino pullulavano persone di ogni colore, di ogni lingua e Laura passeggiando in mezzo a loro era compiaciuta. Almeno aveva la soddisfazione di aiutare tante persone e questo avrebbe dovuto compensare ogni tristezza personale. Tutti la indicavano e sussurravano e da lontano la ringraziavano timidamente, ma nessuno osava parlarle, ormai era risaputo che lei era la Vedente più potente e suscitava un po’ di timore. A lei le visioni arrivavano ore, a volte giorni prima che alle sue sorelle. Ed erano nitide e ben definite, difficile non decifrarle chiaramente. Tutti, compresi i suoi genitori, erano convinti che fosse così perché era cresciuta completamente sola e già si vociferava che quella sarebbe stata la sorte delle future figlie di Vedenti.

Persa nei suoi pensieri, Laura passeggiava pigramente guardando chi la circondava senza vederli veramente. Elargendo tenersi sorrisi, che apparivano sulle labbra, ma non provenivano dal cuore. Quegli sconosciuti la vedevano come un mezzo di salvezza e non come una persona. Lei ormai stava scivolando in questo ruolo assegnatole e rassegnata cercava di trovare la forza per mettere un passo davanti all’altro, cercando di godere di quel giardino che sarebbe stato sempre perfetto, meravigliosamente ma tristemente, sempre fiorito.

«Laura, scusa ti posso parlare un attimo, » una voce sopra tutte le altre, anche se un debole bisbiglio scosse profondamente la ragazza.

Prima ancora di riconoscere quella voce, il cuore le si fermò. Alzò lo sguardo e lui era lì, lo intravedeva dietro altre due persone, ma non sapeva dire se lo aveva prima visto o sentito o… percepito.

Un sorriso le comparve sul viso, fece due passi incerti verso di lui. Era un sogno, non poteva essere vero. Proprio ora che si era rassegnata ad averlo perso per sempre, eccolo. Il cuore gonfio di gioia. «Sei qui? » gli chiese in un sussurro con la paura che lui sparisse, che fosse solo un miraggio.

«Ciao, come stai? » le domandò Ice come se non fosse mai partito. Era meraviglioso, molto più di quanto si ricordava. Ora, che lo aveva difronte a se, non si capacitava di come poteva aver guardato tanto Sun credendoli uguali. Ice era infinitamente più bello e affascinante. Gli erano cresciuti un po’ i capelli e ora gli arrivavano fino alle spalle arricciandosi un po’. Anche la sua spaziosa fronte era affollata da piccoli ciocche leggermente arricciate, ma i suoi grandi e luminosi occhi erano come se li ricordava, stupendi. Persa in quelli che sembravano due laghetti di montagna rispose come fosse in trans.

«Ora bene. » bisbigliò quasi timorosa «Sono felice che tu sia tornato. »

«Grazie » abbozzò un mezzo sorriso e il cuore di Laura fece una capriola, minacciando di uscirle dal petto.

«Ti trovo bene, dov’è il tuo compagno? Di solito state sempre insieme. » Disse sereno senza tradire nessun sentimento, guardando prima a destra e poi a sinistra della ragazza in attesa di veder spuntare Luca.

«Chi? » Chiese ancora incredula di essere in giardino tra mille sconosciuti a parlare con il suo Ice. Quanto le era mancato, ora che lo aveva vicino si rendeva conto più che mai che aveva soffocato quel sentimento per tanto tempo, sepolto nel più profondo del suo essere, ma che infondo l’aveva sempre tormentata.

«Luca non è con te? Beh, meglio, volevo solo farti un salutino, vedere come te la cavavi e…» le fece cenno di seguirlo in un angolo del giardino più appartato, dietro una grande siepe. Quando furono soli schiuse la mano che teneva stretta a pugno e continuò  «… e volevo restituirti questo. Ci ho messo un po’ a trovarlo, ma… » lui le porse l’anello completo di pietra acquamarina, l’anello che lei credeva fosse andato perduto.

Laura che lo aveva seguito senza pensarci nemmeno un attimo, non aveva afferrato molto del suo discorso, ancora ubriaca dall’emozione, abbassò lo sguardo e si lasciò sfuggire un gridolino che subito soffocò portandosi le mani alla bocca.

«Come hai fatto? » chiese prendendo l’anello, per esaminarlo meglio come fosse un miracolo.

«Avevo perso la pietra e poi ho perduto…» fissò il ragazzo dritto negli occhi, sembrava divertito e compiaciuto. «Lo avevi preso tu? Ho rivoltato tutta la stanza per trovarlo, lo avevi preso tu? » Sembrava decisamente adirata.

Ice rispose all’accusa senza scomporsi «Sì, volevo riportelo completo. »

«Come hai fatto a ritrovare la pietra? »

«Ci ho messo un po’ in effetti, circa un mesetto, ma tanto non ho nulla da fare e volevo vedere se tornavi felice. »

«Tu hai preso l’anello dalla mia camera circa… » Laura ci pensò un po’ «…Circa due mesi fa o sbaglio? »

«Più o meno » disse sempre con tono soddisfatto «Sei contenta? »

«No, per niente. » Lo aggredì e Ice ne rimase molto sorpreso.

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21 pensieri su “Capitolo tredicesimo – IL DOVERE

  1. Pingback: Capitolo tredicesimo – seconda parte | LeggimiScrivimi il Blog di Tricoli Sara

  2. Stasera mi sono rimesso in pari! Ero fermo al TERZO capitolo!
    Credo ci sia stato anche un problema di notifiche oltre ad una mia incostanza. Credo di aver rimesso le cose a posto.
    Allora aspetto gli altri capitoli! Davvero brava, Sara!
    Buona serata. 🙂 Piero

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