Capitolo decimo – VITA A CORTE

Sinossi – La Vedente

Prologo
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Capitolo decimo – VITA A CORTE

Nonostante la tristezza lasciata dalla partenza di Ice, Laura si tuffò a capofitto nella sua nuova vita che era finalmente piena: di persone, di cose da fare, di parole e non lasciava spazio per la depressione. Il suo carattere gioviale era passato indenne al tormento della solitudine anno dopo anno e ora non avrebbe certo ceduto. Come le era stato detto al suo arrivo, le Vedenti dovevano comunque studiare, ma erano insieme e spesso con gli Studiosi in una grande sala piena di libri e questo bastava a Laura per essere felice. Partecipava con entusiasmo a ogni riunione ed era sempre allegra e gentile con tutti. Affascinata da ogni cosa nuova, e per lei erano quasi tutte cose nuove, almeno quello che concerneva la pratica, perché in quanto a teoria era molto dotta e spesso sapeva più cose degli altri. Provò ogni attività, si fermava spesso a parlare con chiunque dei più svariati argomenti, cercava sempre la compagnia di qualcuno, non voleva più stare sola.

Tuttavia con il passare dei mesi l’entusiasmo per le cavalcate, nuotate e le varie attività ricreative di gruppo si affievolì. Le sue sorelle si ritrovavano spesso per dipingere o ricamare o fabbricare dei piccoli oggetti di ceramica o altro ancora, ma Laura non si sentiva soddisfatta di quelle attività. Più di ogni altra cosa lei preferiva uscire all’aria aperta e passeggiare fino a sfinirsi per poi riposare su di una panchina e leggere o meglio ancora conversare con qualcuno. Sempre più spesso si ritrovava a preferire la compagnia di Sun, tanto da destare una certa curiosità dai suoi continui ricercarlo e invitarlo a passeggiare con lei. Comunque la vita scorreva serena, ogni tanto qualche visione la costringeva a recarsi nella grande sala, cosa che la disturbava molto, perché doveva rimanere più di due ore seduta su di una poltrona per dare la possibilità al messaggio di propagarsi, ma appena terminato il dovere tornava a cercare Sun. Aveva provato a parlare con Ilda della possibilità di non doversi recare sempre nella sala delle Vedenti, spiegandole che alla casa questo non era necessario, ma come era accaduto sull’orlo dello strapiombo e poi davanti ai tronchi caduti, quella era una cosa che andava fatta così, punto e basta, e lei si arrese.

Le lezioni della mattina non la disturbavano, anzi erano sempre molto interessanti, ma sempre più spesso divenne insofferente al rimanere rinchiusa, aveva smania di uscire. Anche i pasti erano consumati con una certa rapidità, voleva raggiungere Sun, voleva parlargli, voleva vederlo.

Un brutto giorno, erano già trascorsi otto mesi da quando era alla corte, Sun le comunicò che sarebbe partito, aveva una missione affidatagli direttamente da Ilda, che lo avrebbe allontanato per parecchio tempo. A Laura parve una tragedia, cosa avrebbe fatto d’allora in poi?

Non lo dette a vedere, né si fece capire, salutò gaiamente l’amico e si rinchiuse in camera per piangere sommessamente, ma inesorabilmente. Il giorno dopo anche se con gli occhi un po’ gonfi riprese la sua vita a corte, sapeva qual era il suo dovere e aveva intenzione di rispettarlo anche se ormai le sfuggiva il senso reale di tutto. Non comprendeva come le sue sorelle vivessero serene quella vita che a lei era parsa meravigliosa, perché nuova e diversa, ma che per loro doveva essere così ordinaria, soprattutto per Elena, che da sempre ripeteva le stesse azioni.

Laura si era ormai arresa all’evidente disinteresse dei suoi genitori per lei e le sue sorelle, che non manifestavano nessun tipo di affetto, tanto da chiedersi se quel ricordo di quanto era bambina non fosse frutto della sua immaginazione. La madre e il padre presenziavano a qualche discussione dotta, partecipando con entusiasmo, ma al termine della quale si allontanavano subito. Ilda era spesso presente nella cupola, anzi era quasi sempre là e questo Laura non lo comprendeva.

Una volta Celeste le aveva accennato che il potere delle Vedenti era diverso da una dall’altra e che non tutte erano come lei che si accorgevano delle visioni e che recandosi solo ogni tanto nella cupola riuscivano comunque a svolgere il suo dovere. Altre invece non percepivano nulla, altre ancora accusavano un forte mal di capo. Laura si era convinta che forse sua madre per non rischiare di perdere qualche visione rimanesse a diposizione della cupola il più possibile. Poco importava bastava che non chiedessero a lei di passare ore e ore rinchiusa.

Un giorno mentre osservava le sorelle dipingere, Laura venne avvicinata da Luca, uno Studioso, che era sempre stato molto gentile con lei e che spesso l’aveva accompagnata nelle sue passeggiate alla ricerca di Sun, prima che questo partisse. Luca iniziò a parlare con lei e a chiederle se le andava di fare due passi e così Laura trovò un nuovo compagno per chiacchierare e passeggiare. Luca era un bel ragazzo, non si poteva certo lamentare, ma lui non aveva lo stesso viso di Sun.

Laura cercò, ogni tanto anche la compagnia di Ground, ma lui la salutava appena e poi andava via, preso dalle sue occupazioni. Quindi, ormai ridotta all’ombra di se stessa, Laura iniziò, senza accorgersi quasi, a passare più tempo con Luca che si fece sempre più presente.

Laura, sprofondando sempre più nell’apatia e nella tristezza, accettò quel cambiamento cercando di mostrarsi sempre la stessa, ma nel suo profondo soffriva di qualcosa. Non era più la ragazza gaia di un tempo e le sue passeggiate divennero sempre più corte e i libri che le tenevano compagnia su di una panchina, sempre gli stessi. Fissava quelle pagine, ma non leggeva, era assente.

Se qualcuno le chiedeva se  stesse bene, lei si destava per un po’ dal suo stato per dimostrare di non avere nulla, per poi regredire nuovamente in giro di poco. Luca era diventato la sua ombra, non la lasciava mai sola, le portava fiori e il gelato per distrarla e a volte funzionava. C’era anche Celeste, che era sempre più la sua sorella preferita, anche lei cercava di risollevarle lo spirito. Un giorno provò a chiederle il perché della sua tristezza, Laura le rispose in tutta sincerità «Non so bene cosa sia, sento solo una cosa qui » disse toccando il petto «O meglio sento che qui manca qualcosa… non so spiegare. » Celeste era rimasta molto meravigliata dalla sua risposta, ma non le chiese altro perché in quel momento vennero raggiunte da Luca e lei li lasciò soli.

Capitolo undicesimo

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7 pensieri su “Capitolo decimo – VITA A CORTE

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