Capitolo settimo – L’OSTACOLO

Sinossi – La Vedente

Prologo
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Capitolo settimo – L’OSTACOLO  

La mattina seguente la vallata sotto di loro era illuminata meravigliosamente e Laura poté scorgere, bellissima, la Corte e i suoi meravigliosi giardini fioriti che la circondavano. Fioriti, nonostante l’inverno perché, come le spiegò Sun, tutt’intorno per diversi chilometri dall’edificio, era sempre primavera.

La Corte: una stupenda e grandissima villa che si presentava con tanti finestroni che brillavano al sole e al centro di essa c’era un enorme cupola. Sempre Sun gli spiegò che quella era la stanza delle Vedenti e che sua madre, la Prima Vedente, Ilda, presiedeva le riunioni dove solo loro erano ammesse. Quella stanza era il luogo nel quale le visioni prendevano consistenza e da dove provenivano le informazioni che poi aiutavano tutti.

Laura ascoltava con grande interesse, rapita e affascinata da ogni singola parola, quella sarebbe stata la sua futura vita. Sembrava affascinante e piena, non vedeva l’ora di iniziare.

Fecero una sosta durante la discesa, perché Ground aveva bisogno un po’ di tempo per togliere dei grandi tronchi caduti sul sentiero.

«Potremmo aggirarli, ma forse non si può, credo che sia il punto esatto dove sono sempre passati.» bisbiglio ironica Laura avvicinandosi e sedendosi vicino a Ice che era rimasto indietro e per ingannare l’attesa si era seduto appoggiandosi a un albero, mordicchiando un filo d’erba. Lui la guardò sorpreso, ma poi sembrò capire la battuta e rise sommessamente.

«Felice di farla divertire in questi momenti così noiosi, » scherzò ancora lei.

«Certo, ma credi che se gli suggerissimo di girare intorno al tronco ci ascolterebbero. Mai e poi mai, le regole vanno rispettate e le cose vanno fatte secondo le regole. » Lui usò un tono non suo, sembrava volesse imitare Sun e questo fece ridere di cuore Laura.

«Tu non ami le regole, vero? » gli chiese lei appena poté parlare nuovamente.

«In verità le adoro, perché mi piace infrangerle e fare andare in panico chi non sa come gestirsi senza.»

Laura si sentì improvvisamente a suo agio. Il giorno precedente avevano passato tanto tempo vicini, ma non aveva parlato per nulla. Lei aveva percepito un certo imbarazzo in lui e aveva avuto paura che si fosse offeso per qualche ragione. Invece adesso sembrava sereno e forse anche ben disposto a chiacchierare.

«Anch’io vorrei infrangere le regole, vorrei essere libera di fare quello che voglio e… sai stavo per scappare la mattina che siete arrivati e se tu non mi avessi fermata, non sarei qui adesso. Ti eri accorto che volevo svignarmela, vero? » gli chiese di slancio confessandosi senza un perché.

«Quando stavi uscendo a fare “la passeggiata”? » Chiese lui alzando appena un sopracciglio. Laura annuì sorridendo, era così strano e piacevole parlare con lui. Tutto era strano e piacevole con Ice.

«Qualcosa avevo intuito. Sei strana, ogni cosa ti affascina, sembri una bambina a una gita, quasi mi dispiace portarti alla Corte, » le disse lui tornando serio, ma con sempre un sorriso negli occhi.

«In che senso? » chiese stupita.

«Lascia stare, non preoccuparti, tu starai bene lì. » Tagliò corto lui facendo ben caprie che non voleva approfondire l’argomento.

Laura che lo preferiva di buono umore non insistette e riportò il discorso su cose più gaie «Quindi pensi che sono una bambina? Ormai ho sedici anni, sono grande. »

Ice rise di nuovo «Ecco la frase giusta di una donna fatta… tipico dei bambini rivendicarsi grandi. »

«Mi prendi in giro o cosa? » mise il broncio.

«Sì, scusa, ma sei troppo spassosa. » Ice le si avvicinò un po’ per scostarle una sottile ciocca di capelli che le ricadeva sulla fronte e al suo delicato tocco Laura vibrò.

«Scusa » le disse lui ritirando in fretta la mano «Non so perché…» e si alzò apparentemente sconvolto.

«No, No non è successo nulla, non preoccuparti e solo che… » anche lei si alzò e spiando un attimo gli altri fratelli per controllare che non li sentissero si avvicinò di più a Ice «Tu dici che sembro una bambina, ma…»

«No non sei per niente una bambina » gli rubò le parole lui guardandola teneramente e intensamente negli occhi.

«Ice io… io … provo qualcosa di strano… » iniziò a dire lei.

«Zitta, zitta! » la fermò posandole un dito sulle labbra. «Non dire nulla, lasciamo stare è meglio. Ora da brava torna vicino a Sun, prenderai freddo qui con me.»

«Mi piace il freddo! » protestò, ma sembrava quasi una supplica, una richiesta di non essere allontanta.

«Va, Laura, torna da loro, » disse ancora in un sussurro lui. I loro occhi si fissarono un momento, ma poi Ice distolse lo sguardo voltando il capo dall’altra parte, richiudendosi in se stesso e lasciando fuori tutti gli altri, compresa Laura.

Lei, sconsolata, si voltò per ubbidire, ma nemmeno a dirlo scivolò e ancora una volta Ice fu lesto a sorreggerla, per fortuna perché altrimenti sarebbe sicuramente caduta rovinosamente a terra. Questa volta però lei lo abbracciò forte e per una frazione di secondo, prima che Ice la scostasse bruscamente, parve a Laura che anche lui l’avesse stretta fra le braccia.

Il loro momento terminò con Sun che le fu accanto e la informò che era tempo di proseguire.

Ripresero il cammino ma quasi alle porte della Corte Laura si accorse di aver perso la pietra del suo prezioso anello. La piccola goccia di acquamarina, doveva essere successo mentre stava cadendo sul monte o la prima o la seconda volta.

«Devo tornare a cercarla! » disse inqueta.

«Non è possibile Milady, vedete siamo arrivati e ormai vostra madre ci avrà già visti, come possiamo spiegarle che torniamo indietro. » le disse un po’ ansioso Sun.

«Ci vorrà poco… » insistette lei.

«Non possiamo tornare, siamo già arrivati. » Anche Ground sembrava allarmato.

«Vi prego se la cerchiamo subito non verrà seppellita dal fango delle piogge. » Insistette la ragazza disperata.

«Non fare la bambina, non è possibile tornare a cercare la pietra, perderemmo almeno quattro ore e sarà buio. » Intervenne risoluto Ice, e questo bastò per chiudere il discorso e riprendere la strada verso la corte che ormai era vicinissima.

Capitolo ottavo e nono

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15 pensieri su “Capitolo settimo – L’OSTACOLO

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