Capitolo ottavo – ARRIVO A CORTE / Capitolo nono – L’ADDIO

Sinossi – La Vedente

Prologo
Capitolo primo  –  Capitolo secondo  –  Capitolo terzo – Capitolo quarto – Capitolo quinto – Capitolo sesto – Capitolo settimo

Capitolo ottavo – ARRIVO A CORTE

Attraversarono l’enorme giardino fiorito e Laura a poco a poco perse la sua malinconia per lasciare spazio alla sua solita gaiezza per ogni cosa che vedeva. Nel giardino c’erano molte persone che accudivano i fiori o semplicemente passeggiavano tra loro. Ognuno si girava verso il gruppetto e salutava gentile. Laura era sorpresa di tante dimostrazioni d’interesse, ma come le venne spiegato in seguito, tutti erano in attesa di questo giorno e cioè dell’arrivo dell’ultima Vedente.

Vennero accolti nel grande salone delle feste. C’erano tante persone tra cui i genitori di Laura che poi erano i genitori di tutte le Vedenti, partorite in cinque anni, sempre il giorno di Natale come scritto nella profezia. La mamma di Laura, era molto bella e molto simile a tutte le sue figlie, che non erano gemelle ma si assomigliavano molto. Tutte avevano dei lunghi capelli castani leggermente ondulati, carnagione chiara e i caratteristici occhi di tutte le Vedenti da sempre: un intenso blu cobalto. Laura fu accolta con abbracci e congratulazioni, lei era la più giovane e ora il cerchio si chiudeva. Le venne mostrata la casa, non tutta ovviamente, sole le stanze più importanti. Le vennero presentati gli Studiosi, un gruppo di cinque ragazzi molto belli e a quanto pare molto intelligenti. Erano tutti alti e magri, con gli occhi e i capelli molto scuri, quasi neri. Avevano tratti del viso differenti, come un naso più o meno grosso, e le labbra più o meno sottili, ma in sostanza erano anche loro molto simili. Come le vedenti anche gli studiosi facevano parte della profezia, in un modo che Laura non comprese, capì solo che insieme alle Vedenti salvaguardavano la sicurezza delle popolazioni.

Infine venne condotta nella sua stanza, bella, enorme, piena di oggetti a lei sconosciuti, ma molto carini e con un armadio già preparato per lei. Elena, la sorella maggiore, l’unica cresciuta a Corte, informò Laura delle varie regole e di come si svolgevano le loro giornate. La mattina, dopo colazione si fermavano tutte in biblioteca per studiare. Laura era sempre stata convinta di aver concluso la sua istruzione, ma venne informata che una Vedente non smette mai di studiare, perfino la prima Vedente (sua madre) approfondiva ogni argomento. Spesso anche gli studiosi erano invitati a condividere gli studi e a volte parlavano e discutevano su varie teorie per poterne formare altre, come una sorta di squadra di ricercatori.

Alla ragazza parve un sogno, finalmente non sarebbe più stata sola.

Dopo il pranzo ognuno poteva fare ciò che desiderava. C’era chi disegnava, chi passeggiava, chi nuotava, chi cavalcava. Ogni attività era a disposizione e anche questo parve meraviglioso a Laura che si era sempre annoiata tanto. Elena la informò anche che la sera dell’ultimo dell’anno ci sarebbe stata una grande festa propiziatoria per il nuovo anno, in cui le Vedenti sarebbero state finalmente tutte riunite e sarebbero state presentate ufficialmente a tutti.

Laura era emozionatissima. Quanto si ritrovò nella sua stanza, sdraiata sul letto, si sentiva in una favola. Aveva ritrovato i suoi genitori, erano stati un po’ freddi con lei, ma “davanti a tutti è normale”, pensava come a scusarli. Aveva addirittura delle sorelle e dei compagni di studio, “Fantastico” pensò “La mia vita inizia, finalmente.”

I giorni seguenti furono molto intensi. Laura era molto occupata a imparare tanti nomi e le tante cose da fare e da non fare, dove poteva andare e dove no, cosa era permesso e quando e cosa no. Le venne mostrata la grande sala delle Vedenti e le sembrò meravigliosa: la cupola dalla quale si poteva osservare la volta celeste, alla sera era tutta illuminata come un planetario. Le venne spiegato che appena aveva una visione doveva andare in quella stanza e sedersi su di una delle poltrone per trasmettere la visione. Laura non aveva mai dovuto fare nulla del genere, per lei le visioni erano per lo più sensazioni che la “casa” dove abitava, trasmetteva e non aveva mai capito bene come.

La sera del trenta dicembre, girovagando un po’ per la Corte incrociò Sun e Ground.

«Ciao, allora siete ancora qui? Non vi ho più visti. » Chiese Laura con la solita gaiezza. Avrebbe voluto chiedere di Ice non vedendolo insieme a loro, ma si sentì troppo in imbarazzo per farlo. Effettivamente si rese conto di aver sempre pensato un pochino a lui, come un pensiero distratto, non cosciente, ma in qualche modo presente.

«Noi staremo qui d’ora in poi. » rispose Ground «Il nostro compito e proteggervi e se siete qui, dobbiamo esserci anche noi. »

«Giusto, sono contenta. Non vi conosco da molto tempo, ma siete le uniche “vecchie” conoscenze che ho. Qui è tutto così nuovo. »

«Vi troverete benissimo Milady e per qualsiasi cosa contate su di noi. »

A quella dimostrazione di disponibilità Laura non resistette alla tentazione e osò chiedere «Ice è partito? »

«No Milady, fino alla festa di domani non può, dopo sarà libero di andare. È da domani che ufficialmente il nostro compito si conclude o meglio cambia e lui potrà finalmente fare ciò che vuole. » Spiegò Sun.

«Andrà da Babbo Nat… cioè da Nicolas? » chiese guardando sconsolata l’anello senza acquamarina.

«Probabilmente, non lo sappiamo. Ora scusaci dobbiamo andare, ci aspettano per darci istruzioni.» Tagliò corto Ground che salutò e trascinò via anche il fratello lasciando Laura alle sue riflessioni.

Tutto il giorno seguente era un fermento di preparativi e Laura si ritrovò spesso a guardare ogni persona che passava con tanta curiosità.

Capitolo nono – L’ADDIO

La sera della festa Laura indossò un bel vestito lungo e ampio, come quello delle principesse delle fiabe e incontrandosi sul pianerottolo con le sue sorelle si avviò nel salone. Le sorelle erano tutte molto gentili con lei e parlavano sempre sommessamente come per non dare fastidio. A volte Laura avrebbe voluto che mostrassero un maggior entusiasmo per le cose, come capitava a lei, che spesso si sentiva fuori luogo e si vergognava di se stessa. Era comunque sicura che avrebbe imparato presto come doveva comportarsi. Gli sguardi sbalorditi delle sorelle o dei genitori ogni qual volta che lei si dimostrava particolarmente espansiva o affettuosa la mortificavano. Forse Laura era così perché era rimasta tanto tempo da sola. A parte Elena, le altre tre sorelle, Grazia, Celeste e Luisa erano cresciute lontane dalla corte, ma nessuna isolata come lei. Una in una casa famiglia con altri bambini, una con dei genitori addottivi che avevano altri 2 figli e Celeste in una sorta di casa studio, dove c’erano solo adulti. Laura e Celeste si capivano molto, avevano passato un’infanzia abbastanza simile sotto certi versi, ma mentre Laura era sempre e comunque allegra e aperta a ogni amicizia, Celeste sembrava già una donna adulta, calma e riflessiva, dedita allo studio e con un tono di voce sempre basso. La più fortunata, se così si può dire, era stata Elena cresciuta da Ilda e da Omar, ma anche lei era molto fredda e distaccata perché era stata allevata rigidamente.

In questi giorni trascorsi dall’arrivo a Corte Laura si era meravigliata molto dei suoi genitori che erano sempre seri e freddi con tutti, anche con lei. Forse i ricordi della sua prima infanzia, con abbracci e carezze erano stati modificati nel corso degli anni, forse la sua mente aveva rielaborato e sognato degli avvenimenti, perché non credeva potessero essere le stesse persone che lei ricordava. Comunque, Laura pareva non curarsene molto, forse in fondo al suo cuore non si aspettava altro, forse aveva solo sperato, si era illusa di poter trovare una vera famiglia, come nelle favole.

Rassegnata a quello stato di cose ora Laura voleva godersi solo la parte migliore di quello che le veniva offerto e… permesso di fare. Entrò nel salone della festa che risplendeva meravigliosamente e si sentiva un gran vociare di persone allegre e felici. C’era anche la musica e dopo la presentazione ufficiale di tutte le Vedenti, momento alquanto solenne e imbarazzante, soprattutto per Laura, tutti si iniziarono a rilassare e divertire. Balli, buffet e chiacchiere, quelle preferite da Laura che era praticamente circondata e non sapeva più a chi dare retta, tutti volevano parlare con lei. In fatti ancora non aveva capito fino a quella sera, di essere considerata una celebrità tra le celebrità. Laura era una Vedente unica. Nessuna prima di lei riusciva ad anticipare così tanto gli eventi e con una chiarezza e una precisione impressionante. Un vero talento, ma soprattutto, un bene prezioso.

Laura si stava divertendo tantissimo, ma istintivamente si guardava continuamente attorno, in cerca di qualcosa o di qualcuno. Poi, finalmente, appoggiato a una parete vicino al tavolo dei rinfreschi, con gambe e braccia incrociate, ecco Ice. Lei si avvicinò con nonchalance prendendo qualcosa di fresco da bere e gli chiese.

«Non balli? » Cercava di mostrarsi tranquilla, indifferente, ma rivederlo dopo tre giorni e, tra l’altro, vestito in smoking, gli faceva un certo effetto. Avrebbe voluto che lui rispondesse di sì e che la invitasse a ballare. Avrebbe voluto che lui facesse parte del suo mondo, del suo nuovo mondo. Avrebbe voluto che lui… si interessasse a lei non come una Vedente, non perché era la sua missione, ma…

La risposta fu diversa «No, sono qui solo perché è l’ultima cosa che devo fare come custode. Poi sarò libero! » gli occhi fissi sulla pista da ballo che guardava ma non vedeva, a Laura sembrava fossero già lontani e il suo piccolo cuoricino si spezzò.

Chiese con un filo di voce «Allora andrai via? »

«Sì »

«Domani? » domandò con un mormorio.

Ice girò appena il viso per guardare quello di lei «Forse anche questa sera, non so. »

“Perché ora mi stai guardando con tanta tenerezza, ma dice cose che mi fanno soffrire?” si chiese lei, intrappolata dalla sua stessa emozione. Poi lui pronunciò parole incomprensibili usando un tono molto dolce… «Tu qui starai bene, è il tuo ambiente. È il tuo mondo. Io devo trovare il mio. »

… o forse non del tutto incomprensibili. Lei chiese «Il mio mondo non può essere anche il tuo?»

Ed ecco quel meraviglioso sorriso, che, per un attimo, fece fermare il tempo. Laura trattene il fiato. C’erano solo loro due e nessun altro, nessun suono, nessun movimento, solo loro due.  Poi la risposta tanto temuta come una carezza che ti schiaffeggia la faccia. «Purtroppo no, Laura »

“Perché il mio nome pronunciato da Ice è così meraviglioso? Perché?” Pensò lei senza riuscire a comprendere a pieno la sua risposta, persa nel suono dolce della sua voce. Ma prima che potesse dirgli altro lui si girò dicendole «Va ora ti stanno reclamando » e si diresse verso un altro punto della sala, dove come prima, si appoggiò al muro e incrociando braccia e gambe iniziando a guardare senza vedere. In attesa.

Laura, immobile, stava cercando ancora di capire, quando si rese conto che le parole di Ice erano vero. In pochi secondi due delle sue sorelle e uno Studioso si avvicinarono a lei travolgendola di parole e trascinandola di nuovo a ballare.

Laura si sentiva ubriaca di emozioni. Sempre ricercata e circondata da questa o quella persona che le parlava e la facevano parlare. Così trascorsero le ore e la serata volse al termine. Ma, anche se rideva e scherzava, in un angolo del suo cervello continuava a riecheggiare una frase, non proprio una frase, erano più che altro due parole “Purtroppo no”. Perché quel tormento, perché doveva sentirsi così, proprio adesso che aveva tutto ciò che aveva sempre desiderato?

Si girò verso la grande porta finestra proprio per scorgere Ice uscire e senza rendersene conto lo seguì. Appena lo raggiunse gli disse «Vai via adesso? » era una domanda, ma Laura sapeva già la risposta.

Lui non rispose, ma si fermò, senza voltarsi.

«Tornerai? » chiese.

«Perché dovrei? » rispose lui sempre senza voltarsi.

«Per me » osò.

Allora si voltò, il suo viso sembrava meravigliato, confuso, incredulo «Vorresti che tornassi? »

«Sì » Laura non riusciva a trattenere l’emozione, le stava divampando un fuoco dentro. «Anzi vorrei non partissi. Vorrei restassi con me. » Parlava senza capire esattamente, erano i suoi sentimenti a esprimersi non i suoi pensieri.

«Mi dispiace ma le prigioni dorate non fanno per me,» poi un mezzo sorriso, come chi vuole scusarsi di qualcosa «Comunque grazie e… addio. » Ice si voltò e iniziò a camminare senza fermarsi più.

Laura non sapeva come impedirgli di andarsene, non sapeva cosa altro dirgli. Fu affiancata da Sun, che forse aveva assistito a tutta la scena e le disse con la sua solita voce melodiosa e rassicurante «Lasciatelo andare, non trattenetelo, non sarebbe felice qui. Deve trovare il suo posto, deve trovare il suo scopo. »

Laura stava piangendo, solo due lacrime, ma amare.

Aveva compreso e comunque sapeva già che quella era la verità, prima ancora di sentirla da Sun, ma faceva ugualmente male. Lei non riusciva a capire perché doveva soffrire così, non era giusto, non era giusto!

Capitolo decimo

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10 pensieri su “Capitolo ottavo – ARRIVO A CORTE / Capitolo nono – L’ADDIO

  1. Ho molto apprezzato la metodologia di descrizione, il modo in cui lo hai fatto, il fatto che sei passata alla descrizione delle svariate figlie per dare un volto anche a lei 🙂
    ti segnalo brevemente questo refusetto -Aveva addirittura delle sorelle e dei compagni di studio, “fantastico” pensò “la mai vita inizia, finalmente.”-

    Capitolo nono – L’ADDIO
    La sensazione del loro essere sommesse (le sorelle di Laura) è riuscita bene, la trovo soffocante, special modo perché io stessa sono una persona col volume di voce piuttosto fastidiosamente alto.

    altro refusetto -In fatti ancora non aveva capito fino a questa sera di essere considerata una celebrità tra le celebrità-
    poi qui -«Purtroppo no, Laur, »-

    Cavoli, la scena dell’addio è davvero feroce 😦

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